Siena (domenica, 13 luglio 2025) — C’è chi fugge da una guerra, e chi da una bacheca. Bombe, fame, distruzione: tutto lasciato alle spalle. Qui, in una città gentile, in una università aperta al mondo, finalmente un laboratorio, una scrivania, un letto che non trema.
di Valeria Russo
Poi sono arrivati i commenti. Non servono carri armati per ferire. Basta un’app. Basta il dito di un estraneo che decide, chissà da quale poltrona, che la tua faccia, il tuo velo, la tua storia meritano disprezzo. Una valanga di odio ha investito Aya appena ha messo piede in rete. Non per ciò che ha detto, ma per ciò che rappresenta. Non per un’idea, ma per un’identità.
E così la ragazza che aveva lasciato Gaza per riprendere in mano il proprio futuro, si è ritrovata in mezzo a un’altra tempesta: virtuale, velenosa, puntuale come solo il razzismo sa essere. Quello che ti guarda senza vederti. Che non sa nulla di te, ma già ti condanna.
L’Università per Stranieri di Siena, fortunatamente, ha scelto di non restare in silenzio. Il rettore Tomaso Montanari ha risposto con fermezza e con uno stile che dovrebbe essere di esempio: invece di spiegare, ha semplicemente abbandonato la piattaforma da cui partiva l’odio. Ha detto “basta” a quel luogo diventato troppo spesso un’arena per l’aggressività travestita da opinione.
E se ne è andato, senza sbattere la porta, ma facendo rumore. Siena, d’altronde, non è nuova a questi gesti. È una città che da secoli si fa ponte, non barriera. Dove le mura non sono mai state confini, ma ripari. Aya oggi piange. Non per debolezza, ma per fatica. Perché anche i forti si stancano. Perché combattere ogni giorno per il diritto di esistere, studiare, vivere, richiede energie che a vent’anni dovresti usare per sognare, non per difenderti.
Ma la buona notizia è che non è sola. Attorno a lei si stringe una comunità che non fa rumore, ma tiene. Quella fatta di docenti, studenti, cittadini che sanno che accogliere non è un favore, è un dovere. E che nessuna tastiera riuscirà mai a riscrivere la verità di chi fugge per vivere. Aya è a Siena. E resterà. Chi ha problemi con questo, dovrebbe farsi qualche domanda in più. O semplicemente spegnere il Wi-Fi.
Last modified: Luglio 13, 2025

