Scritto da 8:47 am Siena, Attualità, Top News

Una ferita che riguarda tutti

Siena — Alla vigilia del 25 novembre, la Polizia di Stato torna in strada. Non per inseguire, bloccare o reprimere, ma per fare qualcosa di più lento e più difficile: restare accanto alle donne che vivono nella trappola della violenza. La campagna “…questo NON è AMORE” riparte da qui, da un lavoro che non si vede in televisione, da incontri nelle piazze, nei mercati, nelle scuole, dove gli operatori ascoltano storie spezzate e provano a ricucire fiducia.

di Valeria Russo

L’obiettivo non è solo informare, ma intaccare le convinzioni tossiche che ancora circolano: la paura di non essere credute, l’idea che la violenza sia un fatto privato, il senso di colpa che paralizza. Per questo viene distribuito un opuscolo, un piccolo manuale di autodifesa civile: numeri da chiamare, centri antiviolenza, possibilità legali, testimonianze di chi è riuscita a uscire da un incubo che sembrava eterno. Non è una consolazione, ma un invito concreto a immaginare una vita diversa.

La nuova edizione della campagna porta con sé una doppia consapevolezza. Da un lato c’è la dimensione istituzionale, quella che prova a ribadire che dietro ogni titolo di cronaca c’è un’esistenza amputata, un cerchio familiare devastato, una comunità ferita. Dall’altro c’è la dimensione culturale, forse la più ostinata: cambiare lo sguardo, le parole, le reazioni; insegnare fin dall’adolescenza che il dominio non è amore, che il controllo non è protezione, che la libertà dell’altro non è un fastidio ma una condizione minima del vivere insieme.

Anche per questo, ogni anno, alla campagna partecipano figure pubbliche che si mettono al servizio del messaggio. Non per spettacolarizzare il dolore, ma per usare la propria visibilità come un megafono collettivo: la violenza non è un destino, né un’ombra che bisogna sopportare in silenzio. È un fenomeno che si può prevenire e contrastare, se chi ne è vittima trova una porta aperta e chi ne è autore accetta di essere messo di fronte alla propria responsabilità.

In questo senso, l’esperienza del Protocollo Zeus è un passaggio decisivo. Quando scatta l’ammonimento del Questore, alla persona che ha agito violenza viene proposto un percorso specialistico per comprendere il peso delle proprie azioni e imparare a fermarsi prima di ripeterle. Non è un salvacondotto morale, ma un tentativo concreto di spezzare la catena della recidiva. Le Questure lavorano insieme ai centri antiviolenza e agli ospedali, costruendo interventi integrati che tengono insieme vittime e autori, prevenzione e cura, sanzione e cambiamento.

Tutto questo non può funzionare senza una rete più ampia. Per questo negli ultimi anni sono stati firmati molti accordi tra Polizia di Stato, associazioni, strutture sanitarie, enti locali. L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: far sì che una donna, nel momento più difficile, non debba bussare a dieci porte diverse per ottenere protezione. Creare un sistema che la prenda in carico subito, che tuteli anche i figli coinvolti, che accompagni senza giudicare.

La violenza contro le donne è uno dei temi su cui il Paese si misura ogni giorno. La campagna “…questo NON è AMORE” non risolve da sola il problema, ma ricorda che la battaglia si vince solo quando le istituzioni, la società civile e le singole persone si sentono parte della stessa responsabilità. Non si tratta di celebrare una ricorrenza, ma di scegliere da che parte stare. Ogni giorno dell’anno.

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Last modified: Novembre 22, 2025
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