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Un anticorpo, molte speranze

Siena (giovedì, 24 luglio 2025) — Da Siena una scoperta che prova a disinnescare un batterio testardo: Shigella sonnei, invisibile e violenta, resiste agli antibiotici ma non a certe intelligenze collettive

di Valeria Russo

Succede ancora. Nel cuore di un laboratorio, tra gesti calibrati e luci fredde, prende forma una possibilità concreta: fermare una malattia prima che cominci. Non è un vaccino, non è una cura miracolosa: è un anticorpo, monoclonale, umano, capace – pare – di impedire a un batterio molto aggressivo di fare il suo lavoro peggiore.

Non fa rumore, e non ha il nome di quelle malattie che finiscono sui titoli. Ma lavora piano, la Shigella sonnei. Si insinua nell’intestino, sottrae energia, piega soprattutto i più piccoli, quelli che hanno meno difese e vivono dove l’acqua non è sempre pulita e il tempo per curarsi non c’è.

Dietro a quel nome – che suona quasi tecnico – c’è invece una fatica concreta: febbre, dolore, corpi che si svuotano, ospedali troppo lontani. La chiamano shigellosi. Ma prima di essere una diagnosi, è un’impronta lasciata su troppe infanzie interrotte.

Da anni Shigella diventa sempre più resistente. Gli antibiotici le fanno il solletico. In alcuni focolai recenti – anche in Europa – non ha risposto nemmeno ai farmaci più nuovi. Per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cominciato a nominarla nei documenti importanti. È tra quei nemici invisibili per i quali serve, presto, qualcosa di più.

Il nuovo anticorpo arriva da un’alleanza ampia. C’è la Fondazione Toscana Life Sciences, con i suoi laboratori di Siena. Ci sono ricercatori di università italiane, francesi, americane. C’è il lavoro, preciso e lento, di chi studia il sistema immunitario come se fosse un linguaggio. E c’è anche una sperimentazione controllata su esseri umani, per capire da vicino come il corpo reagisce.

Tra centinaia di molecole osservate al microscopio, una ha fatto di più. Ha impedito che, all’interno delle cellule intestinali, il batterio si facesse spazio. Ha impedito che iniziasse l’attacco. Ha mostrato di poter essere – almeno in laboratorio – una vera barriera. Non una cura universale, ma un modo efficace per prevenire e proteggere.

La strada da fare è ancora lunga. Ci vorranno altri test, molti passaggi, pazienza e fondi. Ma se tutto andrà come si spera, l’anticorpo potrà diventare una terapia concreta, forse per i più piccoli, nei luoghi dove l’acqua è poca e i farmaci sono pochi. Forse anche per chi viaggia, o per chi è esposto al contagio in altri modi.

Non è solo scienza. È anche un modo diverso di intendere la ricerca: collettiva, senza confini, costruita su competenze e fiducia reciproca. Non cambia il mondo in un giorno, ma cambia la traiettoria di alcune storie. Quelle che oggi finiscono male, e domani potrebbero finire meglio.

Siena, stavolta, non ha solo guardato indietro alla sua storia. Ha guardato avanti, con il microscopio puntato su un futuro possibile.

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Last modified: Luglio 24, 2025
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