Siena (giovedì, 7 agosto 2025) — In una strada che porta il nome di Aldo Moro, a Poggibonsi, qualcosa sta per cominciare. Non un cantiere qualunque, non solo cemento e permessi. Ma un’idea che cerca spazio, e lo trova lì: un luogo dove l’abitare e il prendersi cura smettono di essere mondi separati.
di Valeria Russo
In una strada che porta il nome di Aldo Moro, a Poggibonsi, qualcosa sta per cominciare. Non un cantiere qualunque, non solo cemento e permessi. Ma un’idea che cerca spazio, e lo trova lì: un luogo dove l’abitare e il prendersi cura smettono di essere mondi separati.
Il primo passo è stato fatto. Lo hanno chiamato polo di servizi innovativi, ma dentro quella definizione tecnica ci sono persone. Ci sono adulti con disabilità, famiglie che non hanno più una casa, giovani che cercano autonomia, anziani in cerca di un equilibrio nuovo. Qui non si tratta solo di aprire una porta, ma di imparare a starci dentro insieme.
Fa parte di un disegno più ampio, costruito passo dopo passo per rispondere al territorio e metterlo in dialogo con le opportunità europee. Un nome gentile, ABCura, come a voler ricordare che prendersi cura è una grammatica, si impara una lettera alla volta.
L’idea è quella di costruire non solo edifici, ma possibilità. Un luogo pensato perché il Dopo di noi non somigli a un distacco, ma a una convivenza vera: cinque persone che abitano insieme, sostenute quanto basta, libere il più possibile.. Una Residenza Sanitaria che accoglie chi ha bisogno di assistenza continua, ma dentro un ambiente che non somiglia a un ospedale. Ci saranno venti letti, ma non saranno tutti uguali: ognuno pensato per chi ha bisogno di aiuto diverso, senza che questo tolga il diritto di essere riconosciuto.
E poi laboratori. Tre, per cominciare. Spazi aperti, trasformabili, accessibili sia a chi vive nella struttura che a chi arriva da fuori. Perché l’inclusione non si fa per decreto, si costruisce con le mani, con i gesti ripetuti, con il tempo condiviso. La piazza pubblica, prevista nel progetto, non è un dettaglio urbanistico: è una dichiarazione. Qui ci si incontra, qui nessuno deve chiedere il permesso per esserci.
Il polo nascerà proprio accanto alla scuola innovativa, e questa non è una coincidenza. È un modo per dire che la cura e l’educazione possono abitare lo stesso spazio, senza barriere, senza etichette. Il progetto è stato pensato così, fin dall’inizio: non come un’isola per pochi, ma come una parte viva della città.
Il finanziamento è europeo, certo. Ma non è piovuto dal cielo. Dietro c’è un percorso lungo, fatto di strategie territoriali, confronti, scelte politiche e bilanci che cambiano per dare spazio alle priorità. Il Comune ha messo sul piatto più di quanto previsto, perché i costi sono saliti, ma anche perché le intenzioni sono cresciute. Solo per questo intervento, il costo è di 6,6 milioni di euro, con 1,8 coperti direttamente dal Comune. Nel complesso, per l’intera strategia ABCura, si parla di 11,5 milioni. E in una delle ultime variazioni di bilancio, 3,5 milioni sono stati destinati proprio a sostenere questo impegno.
Non è solo questione di numeri, però. È una questione di sguardi. Quelli che hanno immaginato un futuro dove il bisogno non è più un ostacolo, ma un punto da cui partire. Dentro ABCura ci sono altri progetti: la sistemazione di viale Garibaldi, il restauro della Fonte delle Fate, la riqualificazione dei percorsi della Fortezza, l’efficientamento della scuola Vittorio Veneto, il completamento dell’Archeodromo. Pezzi diversi di una stessa intenzione: fare della città un luogo che respira meglio.
Già nei mesi della progettazione, la strada è stata condivisa. Con le associazioni di categoria, con i sindacati, con chi il territorio lo abita ogni giorno e ne conosce le pieghe. E ora che il primo passo è fatto, quel che resta da fare è camminare. Insieme.
Last modified: Agosto 7, 2025


