Scritto da 10:07 pm Siena, Attualità, Top News

Tra scosse e impennate, il comparto vinicolo toscano continua a resistere, dimostrando di non cedere neppure sotto la pressione della crisi

Siena (venerdì, 22 agosto 2025) — Tra i dazi statunitensi, l’inflazione che riduce il potere d’acquisto, le nuove abitudini delle giovani generazioni e le norme severe su alcol e guida, lo scenario complessivo rimane tutt’altro che semplice.

di Valeria Russo

Lo scenario resta complicato, ma proprio in Toscana il vino non solo resiste, continua a ritagliarsi il suo posto e in certi frangenti trova persino la forza di avanzare .

Lo dimostrano i dati dei primi sette mesi del 2025, che raccontano di etichette prestigiose – dal Chianti Classico al Brunello di Montalcino, fino al Nobile di Montepulciano – capaci di mantenere il segno più, segno che la qualità, quando c’è, resta la migliore garanzia contro le tempeste del mercato.

A fornire i numeri è stato Avito, l’associazione che riunisce le principali denominazioni toscane. Dal gennaio a luglio 2025 sono usciti dalle cantine oltre 1,13 milioni di ettolitri di vino, un volume leggermente inferiore all’anno scorso (–3%), ma che riflette più un assestamento fisiologico dopo anni di corsa in avanti che un vero rallentamento.

Non a caso, la parte più penalizzata è l’IGT Toscana, che da sola vale più di un terzo della produzione regionale: –7% e 403 mila ettolitri. Una flessione che conferma come la selezione e la qualità stiano progressivamente prevalendo sui grandi numeri.

Dall’estero arriva una spinta decisiva che porta il Brunello di Montalcino a un +14%, crescita che ne rinsalda lo status di icona tra i rossi toscani. Anche con una crescita minima dell’1%, pari a 148 mila ettolitri, il Chianti Classico resta un punto fermo tra i grandi rossi toscani di fascia alta, mostrando una solidità che non vacilla.

La tipologia più comune di Chianti mostra un segno negativo: perde il 4% e si attesta poco oltre i 345 mila ettolitri, evidenziando un andamento opposto rispetto ad altre etichette della regione. A Montepulciano la situazione è più sfumata: il Nobile cresce appena (+3%, 28.631 ettolitri), mentre il Rosso di Montepulciano replica lo slancio del Brunello con lo stesso +14%.

Non mancano sorprese nemmeno tra i bianchi: la Vernaccia di San Gimignano mette a segno un formidabile +23% (24.551 ettolitri), dimostrando che anche le etichette più tipiche del territorio possono intercettare nuove fasce di consumatori. Segnali positivi arrivano inoltre dalla Maremma Toscana DOC (+4%, oltre 41 mila ettolitri) e da Bolgheri (+4%, 36 mila ettolitri), denominazioni che confermano una solidità ormai riconosciuta.

Il report del Ministero dell’Agricoltura diffuso a luglio mostra anche l’aspetto meno brillante: la Toscana, pur tra numeri incoraggianti, è terza in Italia per volume di bottiglie ancora ferme in cantina. Solo Siena conta oltre 2 milioni di ettolitri non ancora venduti, davanti persino a Firenze (1,5 milioni). Un valore che, a prima vista, potrebbe sembrare preoccupante, ma che in realtà comprende anche i vini destinati a riserva, affinamento e invecchiamento: non quindi bottiglie invendute, ma parte di un ciclo produttivo che richiede tempo.

Nonostante i segnali di tenuta, il comparto resta vigile. Andrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile e di Avito, invita alla cautela: dazi, cambiamenti climatici e mercati internazionali instabili rendono il quadro ancora fragile. «Il territorio – sottolinea – resiste, ma non possiamo abbassare la guardia».

La direzione è chiara: puntare sempre più sulla qualità, rafforzare la promozione e conquistare nuovi mercati. Perché il vino non è solo simbolo culturale, ma anche pilastro dell’economia senese e toscana. E il futuro del settore dipenderà proprio dalla capacità di trasformare le difficoltà globali in occasioni di crescita.

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Last modified: Agosto 22, 2025
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