Siena (venerdì, 5 settembre 2025) — Il Ministero dell’Istruzione ha deciso di abbassare la sbarra: niente più smartphone in classe, nemmeno nei minuti della ricreazione. La circolare è chiara, l’eccezione concessa soltanto a chi dimostri necessità particolari.
di Valeria Russo
L’intento dichiarato è quello di contenere la dipendenza digitale e restituire agli studenti concentrazione e relazioni autentiche.
La scelta però non trova tutti concordi. Nel mondo della scuola serpeggia la domanda di fondo: basta un divieto per cambiare i comportamenti? Dalla Valdichiana arriva la voce di Marco Mosconi, dirigente dei Licei Poliziani, che invita a guardare la questione con maggiore equilibrio.
Per lui lo smartphone non è il mostro da bandire, ma uno strumento che, se usato con criterio, può diventare una leva capace di arricchire l’insegnamento. Molti insegnanti, spiega, hanno utilizzato negli anni passati lo smartphone come strumento rapido per ricerche, traduzioni, verifiche immediate. Buttare via senza distinzione significa perdere anche ciò che funziona e arricchisce.
La riflessione si intreccia con un altro paradosso: con i fondi del PNRR le scuole hanno investito in laboratori digitali e nuove attrezzature, ma non sempre i tablet si sono dimostrati strumenti flessibili o aggiornati. Alcuni presidi fanno notare che il divieto assoluto rischia di spingere verso soluzioni paradossali, come l’acquisto di strumenti più onerosi e meno pratici rispetto al telefono.
Al centro rimane il nodo educativo. Per Mosconi il punto non è imporre un muro, ma accompagnare i ragazzi verso un uso critico e maturo della tecnologia. Imparare quando staccare lo sguardo dallo schermo, come distinguere il tempo della concentrazione da quello della connessione, come trasformare lo smartphone da distrazione a risorsa. Non basta proibire: occorre insegnare.
Il dibattito è aperto. Tra chi invoca regole dure e chi chiede percorsi di educazione digitale, resta una domanda essenziale: qual è la scuola che vogliamo? Un luogo che vieta per difendersi o uno spazio che prepara ad abitare il presente con strumenti consapevoli?
Last modified: Settembre 5, 2025

