Scritto da 10:15 pm Siena, Attualità, Politica

Siena rompe gli argini: nel PD toscano esplode la frattura con la segreteria regionale

Siena (domenica, 7 dicembre 2025) — Nel Partito Democratico toscano l’aria è diventata così tesa che basta una sillaba per far vibrare l’intero edificio. E da qualche giorno, la scossa più forte arriva da Siena.

di Valeria Russo

Lì, nella città che ha fatto della pazienza una virtù civica, si è esaurito il credito nei confronti della segreteria regionale. La Direzione toscana avrebbe dovuto portare un chiarimento, o almeno una tregua; è finita invece per diventare il detonatore di una frattura che da settimane stava serpeggiando sotto pelle.

La ragione di tanto malcontento, al netto di tatticismi e correnti, è sorprendentemente semplice: Siena si è vista tagliata fuori dalla nuova Giunta Giani. Nemmeno un assessorato, nonostante l’exploit elettorale di Simone Bezzini, primo per preferenze in tutta la provincia. Dodicimila voti che altrove avrebbero avuto il peso di una cambiale politica già firmata. Qui, invece, si sono dissolti nell’alchimia delle trattative.

Così, quando nella Direzione regionale è stato dato spazio agli interventi, pochi minuti sono stati sufficienti al segretario provinciale Andrea Valenti per dire ciò che ormai era nell’aria: per Siena la segreteria regionale deve essere rimessa a zero, ripensata dalle fondamenta. Nel mirino finisce soprattutto la vicesegretaria Stefania Lio, espressione del territorio che avrebbe dovuto difendere le ragioni senesi nella partita degli incarichi, ma che secondo la Federazione non avrebbe portato a casa il risultato.

La replica dei vertici regionali è stata un appello all’unità, l’ennesimo richiamo a una “fase 2” che dovrebbe riportare il partito sui territori. Ma proprio i territori, questa volta, sembrano non ascoltare. Non solo Siena: anche Prato ed Empoli mordono il freno, segno di un malessere che non è più un incidente locale ma una faglia che attraversa l’intero partito toscano.

A rendere tutto ancora più incandescente è arrivato il post serale di Valenti. Non un comunicato studiato, ma un messaggio quasi di pancia, nato da un commento ricevuto in Direzione e vissuto come una provocazione. L’idea, mal digerita, che Siena debba farsi spiegare cosa significhi vivere in una zona marginale ha fatto esplodere la frustrazione accumulata. In quel post c’è la geografia politica di un territorio che rivendica la propria identità senza filtri: l’Amiata, le distanze, le mattine in auto per raggiungere un ospedale, le difficoltà quotidiane che non entrano mai nelle tabelle del partito ma che pesano ogni giorno.

Da quel momento, il confronto interno è diventato qualcos’altro: non più una disputa sugli equilibri, ma la manifestazione di un esaurimento di fiducia. Siena chiede un cambio totale della segreteria regionale, un nuovo patto politico che ricostruisca una relazione ormai logora. E lo fa mentre già si intravede l’orizzonte del 2028, quando in città si arriverà a un decennio di amministrazione del centrodestra.

Il tempo per ricucire esiste ancora, dicono i più ottimisti. Ma la stoffa, questa volta, sembra molto sottile. E la sensazione, tra i corridoi e le segreterie, è che Siena non abbia più alcuna intenzione di lasciare correre.

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Last modified: Dicembre 7, 2025
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