Siena — Ci sono viaggi istituzionali che sembrano fatti di saluti formali, sale consiliari e fotografie di rito. E poi ce ne sono altri, più silenziosi, in cui una città si sposta per andare a vedere se l’arte può davvero cambiare il modo in cui respiriamo il mondo.
di Valeria Russo
Da giovedì 20 a domenica 23 novembre una delegazione del Comune di Siena farà proprio questo: prenderà un aereo per Murcia, nel sud della Spagna, per partecipare al quarto incontro internazionale di un progetto che ha un nome ambizioso e un po’ visionario, Green Visionary Artistry, e un obiettivo semplice solo in apparenza: usare le arti per rendere più vivibile il pianeta.
Murcia, questa volta, ha il ruolo del direttore d’orchestra. È a lei che l’Europa ha chiesto di trasformare la musica nel filo conduttore di quattro giorni di lavoro sulla sostenibilità ambientale. Non conferenze astratte sul destino del pianeta, ma laboratori, incontri, momenti condivisi con associazioni, scuole, gruppi locali. L’idea è quella di partire dai suoni – una prova in un auditorium, un coro giovanile, una performance in piazza – per trasformarli in pretesto di confronto: su come consumiamo, su quanto sprechiamo, su ciò che chiamiamo futuro e che troppo spesso trattiamo come un’opzione, non come un’urgenza.
La delegazione senese, in questo piccolo laboratorio europeo, non andrà a fare turismo istituzionale, ma a misurarsi con un modo diverso di parlare di ambiente: non con le tabelle, ma con le note; non con l’ennesimo dossier, ma con la partecipazione di chi abita quei luoghi. Il programma della quattro giorni prevede tavoli di lavoro, attività creative, esercizi di ascolto reciproco tra amministratori, operatori culturali, studenti, cittadini. Il punto non è solo raccontarsi le buone pratiche – che pure contano – ma verificare se l’arte riesce davvero a trasformarsi in una lingua comune quando si parla di clima, di consumo di suolo, di città che devono reinventarsi.
Green Visionary Artistry è uno di quei progetti che l’Unione Europea finanzia quando decide che le parole “cittadinanza”, “uguaglianza”, “diritti” e “valori” non possono restare slogan nei documenti ufficiali. Dentro il programma Cerv, che mette insieme proprio questi temi, alcune città e istituzioni hanno provato a costruire una piccola costellazione di luoghi uniti da una stessa domanda: cosa succede se affrontiamo il riscaldamento globale non solo con le leggi e con la tecnica, ma anche con i gesti lenti dell’arte?
Per rispondere, il progetto ha scelto sei chiavi, sei porte d’ingresso al discorso sulla sostenibilità: scultura, pittura, musica, danza, teatro e poesia. Sei modi diversi di prendere per mano cittadini, artisti, scuole, associazioni, e portarli a ragionare su come viviamo le nostre città, su quanta energia consumiamo, su quale impronta lasciamo dietro di noi. Non si tratta solo di organizzare eventi, ma di costruire – pezzo dopo pezzo – spazi in cui anche chi di solito resta ai margini possa dire la sua: giovani che non trovano posto nei percorsi istituzionali, anziani, persone con disabilità, minoranze che spesso vengono invocate nei discorsi e molto meno ascoltate nella pratica.
In questo mosaico europeo Siena non è un semplice nome in una lista, ma uno degli attori che hanno deciso di mettersi in gioco. Insieme al Comune di Murcia, che ospita questo quarto incontro, ci sono la Federazione delle associazioni giovanili di Braga, in Portogallo, l’Università Vytautas Magnus in Lituania, i municipi di Pilisborosjenő in Ungheria, Mengeš in Slovenia e Athienou a Cipro, l’associazione Fifty Fifty dalla Grecia e la spagnola Asociación Creacia. Una geografia che, vista su una mappa, assomiglia a una serie di puntini lontani; ma che in progetti come questo prova a diventare rete, con fili fatti di idee, scambi, piccoli esperimenti di democrazia culturale.
Murcia, per qualche giorno, sarà il punto di incontro di questa trama. E Siena ci arriverà non solo con i suoi rappresentanti ufficiali, ma anche con il portato di una città che conosce sulla propria pelle cosa significhi tenere insieme tradizione e cambiamento, memoria e futuro. Parlare di sostenibilità attraverso l’arte, del resto, significa anche chiedersi che cosa vogliamo salvare dei luoghi in cui viviamo: quali pietre, quali abitudini, quali relazioni.
Alla fine delle quattro giornate non ci sarà una soluzione definitiva al cambiamento climatico, e nessuno si aspetta miracoli. Ma se il progetto servirà almeno a far sì che un ragazzo di Braga, una studentessa di Siena, un’artista di Murcia e un’amministratrice di un piccolo comune ungherese possano guardarsi negli occhi e riconoscersi dentro la stessa preoccupazione, allora musica, teatro, scultura e poesia avranno fatto il loro mestiere: non risolvere i problemi, ma renderli finalmente condivisi. Ed è da lì, spesso, che comincia la politica migliore.
Last modified: Novembre 19, 2025

