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Siena, la città che non vuole lasciare indietro nessuno

Siena — Nelle stanze del Consiglio comunale, tra faldoni e numeri che raccontano un’Italia affaticata, il dibattito sul caro-vita si è fatto più concreto che ideologico. A Siena, come altrove, l’inflazione ha cambiato le abitudini delle famiglie, svuotato i carrelli della spesa, reso più stretti gli stipendi e più lunghi i mesi.

di Valeria Russo

Eppure, nel tono con cui l’assessora ai servizi sociali e alla casa, Micaela Papi, ha parlato ai consiglieri, c’era un filo di fiducia: quella che nasce da chi, invece di rincorrere emergenze, cerca di costruire risposte.

La fotografia che emerge è doppia. Da una parte la città colpita dai rincari, che si scopre tra le prime in Toscana per aumento dei prezzi al consumo; dall’altra una Siena che ancora tiene, con un’occupazione in lieve crescita e un reddito medio più alto della media regionale. Ma dietro le statistiche ci sono le vite di chi ogni mese deve fare conti sempre più precisi: il lavoro che manca, gli affitti troppo alti, i figli da mantenere, la spesa che non perdona.

Per Papi, il compito dell’amministrazione è chiaro: agire dove la quotidianità si spezza, sul terreno del lavoro e della casa. Due parole che, pronunciate insieme, pesano quanto un programma politico. Sul primo fronte, quello occupazionale, l’assessora ha ricordato la ferita ancora aperta dei trecento lavoratori dello stabilimento Beko, seguiti passo passo dal Comune in dialogo con il Governo e Invitalia per cercare una via di reindustrializzazione. Un segnale, dice, che Siena non abbandona i suoi lavoratori, anche quando la crisi sembra una sentenza.

Poi c’è il turismo, che continua a essere al tempo stesso risorsa e sfida. L’obiettivo dichiarato è trasformarlo in un motore stabile di occupazione: destagionalizzare, migliorare le condizioni dei lavoratori, rendere il centro storico più attrattivo per nuove attività. In quest’ottica rientra l’accordo con la Fises, la finanziaria senese di sviluppo, che stanzia un milione di euro per sostenere imprese e nuove aperture nel cuore della città. È un modo per dire che il commercio non è solo economia, ma anche vita sociale.

Sul tema della casa, la linea è altrettanto netta: contenere i canoni, favorire il canone concordato, sostenere gli inquilini in difficoltà. Per il 2025 il bilancio comunale prevede 390 mila euro di contributi per l’affitto: una cifra che vuole essere più di un gesto simbolico. Per chi rischia lo sfratto, è in atto una rete di “alloggi volano” – appartamenti temporanei che evitano di scivolare nella marginalità. Una forma di welfare concreto, che si affianca agli interventi sugli alloggi di edilizia popolare, da riassegnare in tempi più rapidi.

Accanto all’emergenza, c’è il lavoro più lungo e invisibile delle politiche familiari. Il piano triennale approvato dal Comune punta a fare di Siena un “Comune amico della famiglia”, non per titolo ma per sostanza: sportelli informativi, bonus per i nuovi nati, nidi gratuiti fino a 40 mila euro di Isee, riduzioni per le mense scolastiche, centri giovanili, attività ludiche per bambini e ragazzi. La visione è chiara: la famiglia non come soggetto da assistere, ma come nucleo da rafforzare, parte attiva di una rete territoriale che coinvolge volontariato, terzo settore e scuole.

In questa cornice, la parola “assistenzialismo” suona come un errore di grammatica: il modello che Siena vuole costruire punta alla dignità e all’autonomia, non alla dipendenza. Il welfare, per Papi, deve essere un ponte, non un recinto.

Eppure, non tutti in aula hanno condiviso lo stesso ottimismo. La consigliera Anna Ferretti, del Partito Democratico, ha ricordato che tra i progetti e la realtà c’è sempre un tempo di attesa, e che chi oggi fatica a pagare bollette o mensa scolastica non può permettersi di aspettare la maturazione dei frutti. Ha invocato più coraggio, soglie Isee più alte, attenzione ai genitori soli e non solo alle famiglie numerose.

È il solito confronto tra chi costruisce e chi chiede urgenza, tra la politica che semina e quella che vorrebbe raccogliere. Ma se c’è un tratto che Siena sembra voler difendere, è la fiducia nel futuro: quella di una città che sa quanto la povertà non sia solo economica, ma anche relazionale, e che si cura non solo con i fondi, ma con le occasioni.

In un’Italia che invecchia e si restringe, Siena prova a restare una città che si allarga: alle famiglie, ai lavoratori, ai giovani. Una città che non promette miracoli, ma che cerca, giorno dopo giorno, di non lasciare indietro nessuno.

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Last modified: Novembre 6, 2025
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