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Schiuma e silenzio sullo Staggia

Siena (mercoledì, 30 luglio 2025) — Domenica mattina, lungo il Torrente Staggia, qualcosa non tornava.
In località Campostaggia, a Poggibonsi, l’acqua scorreva come sempre, ma sopra galleggiava una schiuma biancastra.

di Valeria Russo

E sotto, immobile, una distesa di piccoli pesci senza più vita. Barbi, cavedani, alborelle: presenze familiari del torrente, ora trasformate in profili immobili, come disegni senza più respiro trascinati dalla corrente.

La segnalazione è arrivata presto. La Protezione Civile ha attivato ARPAT, che ha inviato tecnici dal Dipartimento di Siena per capire cosa stesse succedendo. Sul posto sono arrivati anche i Carabinieri Forestali di Colle Val d’Elsa e la Polizia Provinciale. Il sopralluogo ha confermato le prime impressioni: lo strato di schiuma era ormai in fase calante, ma il danno alla fauna ittica era evidente. Un tratto localizzato, ma ben colpito.

I tecnici hanno raccolto campioni d’acqua e ispezionato il tratto a monte, alla ricerca di scarichi sospetti, anomalie, segnali di inquinamento. Nessuna evidenza di versamenti attivi o fonti puntuali di contaminazione. Un mistero solo apparente.

Tra le ipotesi al vaglio, ce n’è una che prende forma. Non si tratterebbe di un gesto doloso, ma di un effetto collaterale del maltempo. Il giorno prima, dopo settimane di siccità, si è abbattuto un forte temporale. Le reti fognarie, sature, hanno attivato gli scaricatori di piena: un sistema che in teoria serve a evitare danni peggiori, ma che in pratica può riversare nei corsi d’acqua tutto ciò che si accumula nelle strade. Olio, detriti, scorie urbane, carichi organici. Una miscela che, sommata al repentino intorbidimento delle acque, può soffocare il fiume.

Basta un calo improvviso dell’ossigeno, e il fondo si trasforma in una trappola silenziosa. Durante la notte, senza clamore, l’acqua ha ceduto la vita che custodiva. Solo con la luce del giorno è emersa la quiete innaturale della morte.

Le analisi sono in corso. ARPAT lavora sui campioni idrici, mentre l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale si occuperà di quelli ittici. Serviranno ancora giorni prima di comprendere con certezza la dinamica dell’evento. Ma intanto resta l’immagine: acqua sporca, corpi immobili, e un silenzio irreale che ha preso il posto del gorgoglio leggero di un torrente di collina.

Non è il primo episodio, e non sarà l’ultimo. I nostri fiumi non sempre muoiono per mano, ma spesso per incuria. Oppure per l’effetto sommerso di abitudini minime, quasi invisibili, che a forza di ripetersi lasciano segni profondi, come passi leggeri che logorano un sentiero.
A Campostaggia, stavolta, la natura ha lanciato un segnale. Sta a noi, ora, capire come ascoltarlo.

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Last modified: Luglio 30, 2025
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