Siena (mercoledì, 7 gennaio 2026) — Rosaura entra in scena come entrano certe persone nella vita: senza chiedere permesso e senza chiedere scusa. È vedova, sì, ma soprattutto è vigile. Ha lo sguardo allenato di chi ha già capito che l’amore, se deve arrivare, va messo alla prova come un tessuto buono, tirandolo un po’ ai bordi per vedere se regge.
di Valeria Russo
Intorno a lei ruotano quattro uomini, ciascuno convinto di avere le carte giuste, ciascuno ignaro del fatto che il gioco lo conduce lei. La storia è antica, ma il meccanismo è sorprendentemente fresco, come certe verità che non invecchiano perché continuano a funzionare.
La vedova scaltra torna sul palcoscenico del Teatro dei Rinnovati dal 9 all’11 gennaio, riportando nel cuore della stagione Sipario Rosso dei Teatri di Siena una commedia che non ha mai smesso di parlare al presente. Dopo il clima festoso e un po’ cerimoniale del Gran Galà delle arti sceniche, il cartellone riprende il suo passo naturale, quello del teatro che racconta l’essere umano mentre si muove, desidera, sbaglia e sceglie. La direzione artistica è quella di Vincenzo Bocciarelli, che continua a tenere insieme tradizione e urgenza contemporanea come due fili dello stesso discorso.
A dare corpo e voce a Rosaura è Caterina Murino, che non la interpreta soltanto, ma la abita. La sua è una presenza luminosa, ironica, mai compiaciuta. Una donna che usa l’intelligenza come strumento di libertà e l’ironia come difesa raffinata contro le semplificazioni. Rosaura non è una figura da museo del teatro, è una donna che osserva, valuta, decide. E in questo sta la sua modernità, che non ha bisogno di aggiornamenti forzati per risultare attuale.
Goldoni, con questa commedia, aveva già capito tutto o quasi. Aveva intuito che il teatro poteva smettere di nascondersi dietro le maschere per raccontare i caratteri, le contraddizioni, le pieghe psicologiche delle persone. La vedova scaltra è una macchina comica precisa, ma è anche un laboratorio emotivo. È il primo passo verso quella riforma che porterà a figure femminili sempre più consapevoli, capaci di scegliere senza chiedere autorizzazioni. Qui c’è già l’ombra lunga della Locandiera, c’è già l’idea che una donna possa stare al centro della scena non come premio, ma come soggetto.
La Venezia che fa da sfondo alla vicenda è quella eterna, sospesa tra eleganza e disincanto, tra bellezza e un leggero sentore di decadenza. Un luogo ideale per far muovere intrighi sentimentali, equivoci, alleanze provvisorie. Ma sotto il gioco, sotto il sorriso, resta una domanda molto seria: chi decide davvero il proprio destino?
In scena, accanto a Caterina Murino, ci sono Enrico Bonavera nei panni di Arlecchino, Giorgio Borghetti, Mino Manni, Patrizio Cigliano e Serena Marinelli. Una compagnia affiatata che dà ritmo e corpo a un testo che vive di precisione e leggerezza. A sorprendere, con discrezione, anche la partecipazione vocale di Jean Reno, presenza amichevole che aggiunge una sfumatura inattesa. La regia e l’adattamento sono di Giancarlo Marinelli, mentre le scene portano la firma di Fabiana Di Marco, le videoproiezioni quella di Francesco Lopergolo e i costumi nascono dal lavoro del Nicolao Atelier di Venezia.
Lo spettacolo va in scena venerdì 9 e sabato 10 gennaio alle 21 e domenica 11 gennaio alle 17. Sabato 10 gennaio, alle 18.30, nel foyer del teatro, la compagnia incontra il pubblico. Un momento semplice, senza quinte, dove il teatro smette di recitare e comincia a parlare.
Per informazioni su biglietti e stagione, il riferimento resta il sito dei Teatri di Siena. Ma, come sempre, la vera informazione è un’altra: vale la pena esserci, perché certe storie, quando sono raccontate bene, continuano a dire qualcosa di noi.
Last modified: Gennaio 7, 2026

