Siena — C’è qualcosa di sempre un po’ emozionante nelle mattine universitarie in cui non si discute, non si interroga e non si verbalizza niente, ma si celebra. Nell’Aula Magna del Polo Mattioli, la luce filtrava dalle finestre come nei giorni qualunque, ma l’aria aveva quella densità particolare che si crea quando un Ateneo riconosce il lavoro dei suoi studenti non come un rito d’uscita, ma come un seme che continua a germogliare.
di Valeria Russo
Legacoop Toscana è tornata qui per consegnare i premi alle quattro migliori tesi dedicate al mondo della cooperazione: un modo gentile ma deciso di ricordare che l’università non è un’isola, e che fuori dalle sue aule ci sono imprese, persone, modelli economici che hanno bisogno di essere capiti prima ancora che giudicati. Il progetto si chiama “Ateneo cooperativo” e, dietro il titolo un po’ istituzionale, nasconde un’intuizione semplice: far dialogare chi studia e chi fa.
Due premi da mille euro per le tesi magistrali, altri due da cinquecento per quelle triennali. Non cifre da cambiare una vita, ma abbastanza per dire: grazie, continua così, questo lavoro serve. Marco Paolicchi, che il progetto lo segue passo passo, ricorda che spesso la tesi è la prima vera occasione per affacciarsi su un’impresa cooperativa, entrare nei suoi meccanismi, scoprire da vicino la logica non solo economica, ma sociale, che tiene insieme persone e obiettivi. Non è solo studio, è un piccolo tirocinio di sguardo.
Il Rettore, Roberto Di Pietra, ha un modo tutto suo di riportare ogni discorso all’essenziale: mutualità, cooperazione, responsabilità. Parole che potrebbero suonare antiche e invece, pronunciate in un’università che parla continuamente di innovazione, sembrano improvvisamente attualissime. Le imprese cooperative, nel loro piccolo, sono laboratori di quel tessuto sociale che ci ostiniamo a chiamare “territorio”, come se fosse un’entità astratta. In realtà è fatto di relazioni, e questi premi lo ricordano.
Poi ci sono loro, i quattro laureati. I nomi, in giornate come questa, diventano quasi racconti in miniatura.
Matilde De Fabritiis ha studiato la biblioteca come un organismo vivo, non solo un deposito di libri ma un luogo dove la cultura incontra la socialità. Un tema che negli ultimi anni è diventato cruciale, forse perché ci siamo accorti che i luoghi pubblici, quando funzionano, salvano molto più di quanto immaginiamo.
Chiara Cosentino ha guardato negli occhi una questione scomoda: i percorsi di reinserimento degli uomini autori di violenza. Un lavoro difficile, che chiede di non accontentarsi della superficie del problema, e che restituisce alla ricerca il suo lato più civile.
Mariangela Difilippo, dentro l’economia internazionale, si è mossa tra modelli di business e cooperative di tipo B, quelle che mettono insieme mercato e inclusione. Le sue pagine sono un tentativo di misurare ciò che spesso si racconta solo per aneddoti: l’efficacia sociale di un’impresa che ragiona anche in termini di fragilità.
Alessandra Cotti, infine, si è immersa nella selva del “merito”, parola che nel dibattito pubblico passa da bandiera a bersaglio con una rapidità impressionante. Lei ha scelto la via più complessa: ascoltare opinioni, percezioni, paure, speranze di chi vive l’università dall’interno, cercando di capire se il merito sia davvero un criterio o solo un mantra.
In fondo, il valore di un premio è tutto qui: non nella cifra, non nella targa, ma nell’idea che la ricerca universitaria possa illuminare zone che troppo spesso restano ai margini. Anche per questo, accanto ai docenti e agli studenti, erano presenti la Fondazione Monte dei Paschi e la cooperativa universitaria MuST: segni, piccoli ma visibili, di una comunità che continua a intrecciare le proprie voci.
La mattinata si è chiusa senza applausi fragorosi, solo con quella compostezza che appartiene alle cose ben fatte. E forse la cooperazione, vista da qui, non è altro che questo: un modo di camminare insieme, di mettere in comune i passi, di trasformare un lavoro di tesi in un pezzo di realtà condivisa. Una di quelle rare storie in cui tutti, almeno per un momento, sembrano tirare dalla stessa parte.
Last modified: Novembre 14, 2025

