Siena (venerdì, 12 dicembre 2025) — A Colle di Val d’Elsa la parola cultura smette di stare sullo scaffale alto delle buone intenzioni e scende finalmente a terra, dove vivono le persone.
di Valeria Russo
È successo in Consiglio comunale, quando il sindaco Piero Pii ha annunciato la nascita di una nuova delega, dal nome forse inusuale ma dal significato chiarissimo: Welfare culturale. Un incarico affidato all’assessore Daniele Tozzi e che segna un cambio di prospettiva non solo amministrativo, ma quasi domestico, quotidiano.
L’idea prende forma lungo il percorso di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028. Un cammino che, più ancora delle vetrine e dei programmi, ha messo in evidenza una necessità: riconoscere alla cultura un ruolo che non sia decorativo, ma strutturale. Non un settore a parte, bensì una componente essenziale della qualità della vita, capace di tenere insieme coesione sociale, benessere, inclusione. In questa visione, la cultura non serve solo a raccontare una città, ma a farla stare meglio.
Il dossier di candidatura lo diceva già con una formula semplice e ambiziosa, Per tutti, dappertutto. Ora quella dichiarazione d’intenti diventa una responsabilità concreta. Con la nuova delega, il Comune si propone di intrecciare le politiche culturali con quelle sociali, educative e sanitarie, di usare spettacoli, laboratori, luoghi e linguaggi come strumenti per contrastare solitudini, fragilità e disuguaglianze. La cultura, in altre parole, come infrastruttura sociale: qualcosa che genera relazioni prima ancora che eventi.
Non è un’idea isolata. In Italia il welfare culturale è già terreno di sperimentazioni, un campo in cui si prova a misurare il valore di ciò che non si contabilizza facilmente: l’incontro, la partecipazione, il sentirsi parte di una comunità. A Colle di Val d’Elsa questa visione trova ora una casa politica, con l’obiettivo di dare continuità alle pratiche avviate con Colle 2028 e di aprire nuove alleanze con scuole, associazioni, servizi sociali, imprese, istituzioni.
Il primo segnale concreto arriverà presto, nella notte di San Silvestro. Uno spettacolo teatrale introdurrà per la prima volta il biglietto sospeso: chi può lascia un ingresso pagato per chi non può permetterselo. Un gesto semplice, quasi artigianale, che restituisce alla cultura la sua funzione più antica: creare legami. In una serata che non sarà solo intrattenimento, ma occasione di comunità, soprattutto in un periodo dell’anno in cui il rischio della solitudine diventa più acuto.
Con questa scelta Colle di Val d’Elsa compie un passo netto. Decide che la cultura non è un lusso, né un ornamento da esibire nelle grandi occasioni, ma una leva quotidiana di welfare. Un modo per incidere sulla vita reale delle persone, sulle relazioni che tengono insieme una città, sul futuro che si costruisce non solo con le opere, ma con le presenze.
Last modified: Dicembre 12, 2025

