Siena (sabato, 23 agosto 2025) — Il disagio che serpeggia dentro l’Azienda ospedaliera universitaria di Siena non si esaurisce nei guasti degli impianti di aria condizionata o nei continui stop degli ascensori: quelle sono soltanto le crepe visibili di un problema più profondo. Quelle sono solo la superficie, le crepe visibili.
di Valeria Russo
Sotto, molto più in profondità, ci sono ferite organizzative e scelte gestionali che ogni giorno rendono il lavoro degli operatori sanitario un percorso a ostacoli.
È questo il cuore del comunicato diffuso dall’Unione sindacale di base, che punta il dito contro una logica aziendalistica incapace di riconoscere il valore delle persone. Non si tratta soltanto di macchinari che non funzionano, ma di un sistema che riduce tutto a tempi, parametri, produttività. Persino il rapporto con i pazienti viene stretto in un cronometro: pochi minuti di assistenza per ogni letto, come se la cura potesse essere misurata a colpi di tabella.
Dietro le mura degli ospedali la quotidianità di infermieri, Oss e tecnici non è più fatta di pause ma di assenze: riposi sacrificati, ore aggiuntive senza fine, turni che si allungano all’infinito. Carenze croniche mai colmate hanno reso questo lo standard, generando un logoramento invisibile alle tabelle ufficiali ma inciso nei corpi stanchi e nelle menti provate di chi garantisce l’assistenza. Il rischio burnout, avverte il sindacato, non è più un’ipotesi: è una minaccia concreta, sottovalutata dall’Azienda.
Il Pronto Soccorso diventa l’emblema del problema. Letti insufficienti, attese interminabili, pazienti bloccati su barelle per giorni, pasti consumati nei corridoi. Non è un traguardo, spiega l’Usb, ma la confessione implicita di un fallimento gestionale: non saper garantire un ricovero o una dimissione rapida.
Laddove lo stress si somma alla stanchezza, il risultato è un aumento delle violenze contro chi lavora in corsia.
Medici, infermieri e operatori si trovano a fronteggiare non solo la malattia, ma anche conflitti e violenza, con un carico di stress lavoro-correlato che corrode la serenità quotidiana.
Per l’Usb, le cause del malcontento sono chiare: un’organizzazione che misura, controlla e giudica, ma non ascolta. Un sistema che valuta con premi e punizioni, senza tener conto del contesto umano. “Gli operatori non sono numeri” è il messaggio, “ma professionisti che meritano rispetto, partecipazione, coinvolgimento”.
Secondo il sindacato, l’Azienda ospedaliera senese ha due strade davanti: continuare a illudersi che basti piazzare guardie agli ascensori per contenere il malumore, oppure scegliere di sedersi al tavolo con chi ogni giorno garantisce il funzionamento dell’intero sistema.. Da quella scelta passa la possibilità di costruire un ospedale che non riduca la cura a una cifra, ma la riconsegni alla sua essenza: tempo, relazione, dignità.
Last modified: Agosto 23, 2025


