Siena (giovedì, 18 dicembre 2025) — Giancarlo Giorgetti ha scelto il registro della fermezza tranquilla per tornare a parlare di Monte dei Paschi. Davanti alla Camera ha rimesso in fila i passaggi della dismissione, come si fa quando si vuole togliere spazio alle ombre e riportare la discussione sul terreno dei fatti.
di Valeria Russo
La vendita della terza tranche di azioni, ha spiegato, non è stata un’operazione opaca né un gioco per pochi, ma un processo condotto secondo regole chiare, aperte e competitive, tanto da ottenere il via libera anche della Commissione europea.
Il meccanismo utilizzato è stato quello del collocamento accelerato, affidato a Banca Akros dopo una selezione basata sulle condizioni più vantaggiose per lo Stato. In particolare, il prezzo di salvaguardia proposto è risultato superiore a quello degli altri istituti coinvolti, elemento che ha orientato la scelta senza scorciatoie né trattative laterali. Il ministero dell’Economia, ha precisato Giorgetti, è rimasto fuori dalla fase più sensibile: nessuna conoscenza anticipata degli investitori, nessun elenco passato sotto banco, nessuna offerta scartata.
Alla fine, le azioni hanno trovato casa presso soggetti noti del capitalismo italiano, con quote distribuite tra Delfin, il gruppo Caltagirone, Anima e Banco BPM. Un esito che, nelle parole del ministro, conferma la natura competitiva dell’operazione e l’assenza di qualsiasi trattamento di favore.
C’è poi il capitolo della governance, spesso evocato come terreno di possibili interferenze. Anche qui Giorgetti ha tracciato un confine netto: il MEF non presenterà liste per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Mps. Dopo la perdita del controllo pubblico, le scelte spettano alla banca e al suo consiglio, che ha approvato la successiva operazione di scambio senza ricorrere a risorse statali. Un passaggio che segna, almeno formalmente, la fine di una stagione in cui lo Stato era chiamato a tenere il timone.
A chi ha sollevato dubbi sulla correttezza dell’intera procedura, il ministro ha ricordato un ultimo elemento: la Commissione europea, con una nota dell’ottobre 2025, ha chiuso l’istruttoria avviata dopo un esposto, confermando che la dismissione si è svolta nel rispetto delle regole. Un sigillo che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe chiudere la partita delle contestazioni.
Resta sullo sfondo una banca che per anni è stata simbolo di fragilità sistemica e di interventi pubblici obbligati. Oggi, nel racconto del ministro, Mps torna a essere soprattutto un’operazione di mercato, sorvegliata ma non pilotata, in cui lo Stato si ritira senza lasciare conti aperti. Una normalità rivendicata come risultato, più che come promessa.
Last modified: Dicembre 18, 2025

