Scritto da 8:21 pm Siena, Attualità, Cronaca

Mps, il tempo delle scelte e l’equilibrio instabile

Siena (giovedì, 29 gennaio 2026) — A Rocca Salimbeni il tempo ha ripreso a battere più forte. Non è ancora il momento delle decisioni definitive, ma quello in cui si stabiliscono i confini del campo da gioco. Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi ha scelto di non escludere l’amministratore delegato Luigi Lovaglio dalle procedure che porteranno alla presentazione della lista del nuovo board. Una scelta che pesa, perché dice molto più di quanto sembri.

di Valeria Russo

Lovaglio resta dentro. Partecipa alle votazioni, può indicare rappresentanti, può essere rieleggibile nel prossimo consiglio. L’unico perimetro che resta presidiato dal presidente riguarda i rapporti diretti con gli azionisti, in particolare gli incontri più delicati. Per il resto, l’amministratore delegato continua a muoversi sullo stesso piano degli altri consiglieri. È un segnale di continuità, ma anche di fiducia vigilata.

Il calendario ora detta il ritmo. La lista del consiglio dovrà essere pubblicata entro il 6 marzo, come prevede la normativa. C’è quindi più di un mese per trovare un punto di equilibrio che tenga insieme governance, assetti azionari e prospettive industriali. Un tempo breve, se si considera la complessità del contesto. Un tempo lungo, se lo si guarda dal punto di vista dei mercati, che non amano l’attesa.

Sul fondo, come una trama che non smette di riaffiorare, c’è il risiko finanziario. I principali soci di Mps, Delfin e Caltagirone, si muovono su un campo più ampio, dove le partecipazioni incrociano Mediobanca e Generali. Non è solo una questione senese, e forse non lo è più da tempo. Siena resta il luogo simbolico, ma le partite decisive si giocano su tavoli più larghi, dove ogni mossa pesa il doppio.

La prossima data da segnare è il 4 febbraio, quando l’assemblea di Monte dei Paschi sarà chiamata ad approvare le modifiche statutarie. Un passaggio formale solo in apparenza. Perché gli statuti, nelle banche, sono mappe del potere più che semplici regole. Nella giornata del lungo consiglio di amministrazione, il titolo Mps ha chiuso in calo a Piazza Affari, trascinando con sé anche Mediobanca. I mercati hanno registrato l’incertezza, come fanno sempre, senza commenti ma con numeri precisi.

E poi c’è Mediobanca, che continua a essere il nodo più sensibile. All’interno del consiglio di Mps c’è chi ritiene necessario non procedere al delisting e mantenere la banca d’affari quotata in Borsa. La logica è quella del mercato: la quotazione garantisce trasparenza, liquidità, una valutazione costante e offre tutela agli azionisti di minoranza. Mantiene aperte opzioni strategiche, evita irrigidimenti, consente di crescere senza chiudere porte. È una visione che guarda ai benefici immediati e strutturali della presenza sul listino, più che a disegni industriali di lungo periodo, sui quali le valutazioni restano necessariamente più caute.

In mezzo a tutto questo, Mps continua a camminare su una linea sottile. Da un lato la necessità di stabilità, dall’altro l’obbligo di non apparire immobile. La scelta di tenere Lovaglio nel perimetro delle decisioni va letta anche così: evitare scossoni mentre il quadro resta fluido. Non escludere, non blindare, non accelerare troppo.

Il futuro della banca non si deciderà in un solo passaggio, né in una sola riunione. Sarà piuttosto il risultato di una sequenza di piccoli aggiustamenti, di compromessi temporanei, di scelte che cercano di tenere insieme Siena e il sistema finanziario nazionale. Da qui in avanti, ogni passaggio pesa più del precedente. E come spesso accade, più che le dichiarazioni contano i silenzi, le presenze, le assenze. E il modo in cui ciascuno decide di restare in campo.

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Last modified: Gennaio 29, 2026
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