Scritto da 11:09 am Monteroni D'Arbia, Attualità, Top News

Monteroni d’Arbia scommette sul teatro per raccontarsi

Siena (sabato, 26 luglio 2025) — A Monteroni d’Arbia la cultura non è solo uno sfondo, ma una strada concreta per rinsaldare il senso di comunità. Due progetti, finanziati dalla Regione Toscana, sono diventati l’occasione per riportare al centro della vita collettiva il teatro, la memoria storica, la voglia di raccontarsi.

di Valeria Russo

Il primo progetto prende spunto da un anniversario che potrebbe sembrare lontano, ma che invece tocca da vicino la storia civile di questa terra: i 260 anni dall’ascesa al trono toscano di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena. Il Granduca che, con il suo Codice penale del 1786, abolì per primo al mondo la pena di morte. Un gesto che non fu soltanto giuridico, ma anche simbolico: segnò una svolta nel modo in cui si guardava alla giustizia, alla dignità, alla vita umana.

A Monteroni questa figura torna in scena con leggerezza, grazie a uno spettacolo teatrale comico pensato per gli alunni della scuola primaria. Al centro della vicenda, un boia rimasto disoccupato, che si ritrova a fare i conti con il cambiamento e con sé stesso. Non più carnefice, ma artista. Non più strumento del potere, ma creatore di forme. Un racconto surreale e tenero, in cui il passato si trasforma in riflessione, e la storia diventa teatro.

Il progetto coinvolgerà non solo le scuole durante l’orario didattico, ma anche il territorio più ampio: bambini, famiglie, cittadini. Due appuntamenti pubblici, ospitati nei musei di Murlo e Buonconvento, estenderanno lo spettacolo oltre i confini scolastici. In scena ci saranno gli attori di Straligut e Silvia Priscilla Bruni, con uno stile diretto, leggero, pensato per far ridere e pensare allo stesso tempo.

Il secondo progetto guarda invece alla voce collettiva, quella che nasce quando le storie personali si intrecciano con i luoghi, le generazioni, i ricordi. Un teatro di comunità che non mette in scena un copione, ma costruisce insieme il senso del territorio. Qui il patrimonio non è fatto di pietre o documenti, ma di ciò che resta nella memoria e viene restituito attraverso il gesto teatrale.

Si tratta di un laboratorio intergenerazionale, nato per raccogliere e restituire le storie di Monteroni. Il teatro, in questo caso, diventa uno strumento per riannodare fili: tra chi c’era e chi è arrivato dopo, tra chi ricorda e chi scopre, tra chi parla e chi ascolta. L’obiettivo non è tanto rappresentare qualcosa, quanto fare in modo che la comunità si rappresenti da sé, attraverso il racconto condiviso. A coordinare il progetto, anche l’associazione culturale Le Vele.

Entrambi i progetti hanno ottenuto finanziamenti regionali – il primo con oltre 5.600 euro, il secondo con più di 4.500 – ma il valore che portano con sé non si misura in cifre. Qui non si è puntato sui grandi numeri o sugli eventi da vetrina. Si è scelta una strada più semplice: usare il teatro per far incontrare le persone e per dare spazio alle storie che abitano il territorio ogni giorno. Ha scelto di investire in idee capaci di far incontrare adulti e bambini, memoria e creatività, scuola e territorio.

È così che si costruisce una comunità culturale viva: mettendo insieme istituzioni pubbliche, realtà associative, artisti e cittadini. Non con i proclami, ma con la cura dei progetti. Non con le frasi fatte, ma con il tempo lento delle prove, con l’ascolto, con il coraggio di dare voce a chi di solito resta fuori scena.

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Last modified: Luglio 26, 2025
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