Siena — Ci sono città che si ostinano a raccontare storie anche quando nessuno glielo chiede. Siena è una di queste: basta un gradino consumato, un filare di mattoni fuori posto, un’ombra che scivola su un vicolo troppo stretto. Tutto sembra dire: fermati, guarda meglio.
di Valeria Russo
Ed è forse da questa ostinata vocazione al racconto che nasce l’idea di un progetto curioso, a metà tra una lezione di geologia e una lenta passeggiata urbana, con quella calma paziente di chi non ha paura di farsi spiegare le cose dalla materia stessa.
Il nome scelto ha un che di infantile e solenne insieme: Le Pietre Raccontano. Un titolo che sembra uscito da un quaderno di scuola, ma che invece introduce un percorso pensato per intrecciare scienza, storia ed esplorazione, senza dimenticare un punto fermo: deve essere accessibile a chiunque, perché il paesaggio appartiene a tutti, non solo a chi ha passo sicuro. La Contrada del Drago ha messo a disposizione la sua Galleria dei Costumi, luogo che già di per sé parla di identità collettiva, mentre alcune associazioni escursionistiche locali hanno portato la loro competenza pratica, quella che nasce dai chilometri fatti con calma, uno dietro l’altro.
La prima tappa è fissata per un venerdì di novembre, quando le giornate hanno quella luce incerta che sembra adatta ai progetti che devono ancora prendere forma. Nel tardo pomeriggio, negli spazi della Galleria, si raduneranno appassionati e curiosi per ascoltare geologi, camminatori e studiosi che proveranno a intrecciare la voce della scienza con quella del territorio. Qui non si parlerà solo di strati geologici o di storia urbana, ma anche di come si possa rendere un’escursione davvero accogliente: accessibile, lenta, capace di fare posto anche a chi cammina in modo diverso. Una sfida che, a ben vedere, riguarda l’intera idea di comunità.
Dopo il dibattito, ci sarà la cena in contrada. Un momento semplice, quasi domestico, dove le parole degli esperti si mescoleranno alle storie dei partecipanti, e l’idea stessa dell’escursione assume la forma più autentica possibile: un gesto di socialità prima ancora che un esercizio fisico.
Due giorni dopo, quando ancora il profumo della cena si sarà attardato nelle cucine della Contrada, partirà l’escursione vera e propria. Niente boschi remoti o creste ventose: il viaggio sarà dentro Siena, tra le sue curve improvvise e le sue salite che sembrano fatte apposta per verificare la tenuta del fiato. In testa al gruppo ci sarà un geologo dell’Università, uno di quelli che sanno ascoltare più che spiegare, e che faranno notare come ogni pietra della città abbia un’origine, un’età, un carattere quasi familiare. Accanto a lui, gli accompagnatori della Federazione Escursionismo, pronti a sostenere chi partecipa per pura curiosità e chi invece ha bisogno di un po’ di aiuto per affrontare i tratti più impegnativi.
Tra le particolarità del percorso ci sarà la possibilità di provare la Joëlette, una carrozzina monoruota pensata per affrontare sentieri e strade difficili anche con mobilità ridotta. Un piccolo miracolo di equilibri e ingegno umano, che dimostra come la tecnologia, quando è semplice e gentile, diventa un modo per restituire libertà senza far rumore.
Ritrovo in Piazza Matteotti alle prime ore del mattino, quando la città ha ancora quella compostezza delle giornate che devono cominciare. La distanza è breve, poco più di un chilometro, ma il cuore dell’esperienza sta nel ritmo, not nei metri: si sale, si ascolta, si osserva, si scivola lentamente dentro un’idea di città che spesso diamo per scontata. E poi si torna, verso l’ora di pranzo, con la sensazione di aver camminato non solo sulle pietre, ma dentro la loro memoria.
La partecipazione sarà aperta a tutti, purché ci si iscriva in anticipo. Non per formalità, ma per garantire sicurezza, assicurazione e quel minimo di organizzazione che permette a un gruppo eterogeneo di muoversi come una piccola comunità temporanea.
In fondo, questo progetto sembra chiedere una sola cosa: che ci si prenda del tempo per conoscere la città con un passo più lento. Perché le pietre parlano, sì. Ma bisogna avere la pazienza di ascoltarle.
Last modified: Novembre 18, 2025

