Siena (domenica, 20 luglio 2025) — Ci sono serate in cui Siena decide di mescolare i suoi codici antichi con qualcosa che somiglia al noir, ma senza la nebbia e le pistole. Il 23 luglio, all’Accademia dei Fisiocritici, ci si muoverà tra ombre medievali, crimini dimenticati e colpe rimaste sepolte per secoli.
di Valeria Russo
Si parlerà di corpi, ma non di quelli vivi. E nemmeno di quelli morti da poco. Si parlerà di ossa, che nel tempo hanno perso la voce ma non il peso della verità.
È la terza tappa del ciclo DestateVi, e stavolta il protagonista è il delitto.Non il clamore dei titoli di cronaca, ma quello che resta in silenzio per secoli, nascosto sotto strati di polvere e dimenticanza, e che solo la pazienza degli occhi attenti riesce a far riaffiorare, come una verità rimasta in apnea troppo a lungo.
L’antropologo Stefano Ricci Cortili, che lavora ogni giorno con frammenti e millimetri, guiderà il pubblico tra i misteri di epoche buie, quando la giustizia si faceva con la spada o non si faceva affatto, e le prove restavano sepolte insieme ai peccati.
La serata comincerà con un cortometraggio firmato da Gabriele Clementi: un viaggio visivo dentro le mani e lo sguardo di chi lavora con i resti, dando forma a ciò che è stato, a partire da schegge, fenditure, impercettibili segni rimasti impressi nelle ossa come appunti di una vita sepolta.
È un ritratto silenzioso e affilato del lavoro di Cortili, fatto di bisturi, modelli, pazienza e intuizione. Il film è già passato in festival specializzati, ma questa volta sarà qualcosa di più: sarà l’ingresso in un viaggio dentro ciò che resta quando tutto il resto è svanito.
La musica non starà a guardare. Jacopo Crezzini, con il suo contrabbasso e l’occhio da studioso di resti antichi, seguirà il racconto intrecciando suoni gravi e vibrazioni scure, come se la musica potesse farsi eco di ciò che il tempo ha lasciato in sospeso. Il suono, come il fossile, ha la memoria lunga. E a volte è l’unico modo per restituire un’atmosfera, un dubbio, una fitta alla tempia che somiglia a un sospetto.
Si comincia con calma: alle otto e mezza si può già passeggiare tra le mostre d’arte contemporanea installate negli spazi sotterranei dell’Accademia, dove la zoologia e la botanica si trasformano in gesto artistico. Alle nove in punto, si brinda con il FisioDrink — un modo per alleggerire lo stomaco prima che si appesantisca la coscienza. Poi, alle nove e mezza, lo spettacolo prende forma, tra ossa che accusano e strumenti che sottolineano.
Il prezzo è quello di una serata al cinema con qualcosa in più: 15 euro per entrare in un luogo dove la scienza fa rima con immaginazione. E se piove, non cambia niente. L’aula magna apre le porte, come ha fatto tante volte, da secoli.
Stefano Ricci Cortili non è uno qualunque. Ha disegnato teschi per riviste come Nature e PNAS, ha ricostruito crani umani quando gli umani erano ancora a metà tra scimmia e uomo, e ha portato le sue repliche nei musei di mezza Europa e anche oltre. Delle ossa sa tutto, o quasi. Quel che non sa, lo ascolta.
Jacopo Crezzini invece studia le pietre e il suono che ci rimbalza sopra. Fa archeoacustica, che è come dire: ascolta la storia nei posti dove è accaduta. E nel frattempo suona. Ha dato vita a un ensemble che recupera il canto popolare, intrecciando voce e tradizione, perché certe storie, prima ancora di essere raccontate, nascono per essere cantate.
Sarà una serata per chi crede che il passato, prima o poi, trovi sempre il modo di farsi sentire. Anche se a parlare sono solo delle ossa.
Last modified: Luglio 20, 2025

