Siena (sabato, 5 luglio 2025) — C’è una domenica, ogni anno, in cui Siena non corre ma trattiene il fiato. Non ci sono cavalli, né tufo, né tamburi in movimento. Il 6 luglio, alle 19 in punto, l’aria di Piazza del Campo si spezzerà come sempre nel suono netto delle trombe di Palazzo, i Trombetti, fedeli sentinelle del destino.
di Valeria Russo
Lentamente, come in una cerimonia che non ha mai avuto fretta, le bandiere delle Contrade estratte verranno affacciate al primo piano del Palazzo Comunale. Una dopo l’altra, con quell’eleganza severa che appartiene solo ai gesti arcaici, saliranno a far compagnia alle sei già certe: Pantera, Tartuca, Drago, Bruco, Giraffa e Aquila.
Nel cuore del Palazzo, nella penombra solenne di una sala che conosce ogni respiro della città, si svolgerà il rito del bussolotto. Non serviranno discorsi, non ci sarà bisogno di proclami: a Siena, è il gesto che parla, è la forma che comanda. E quel bussolotto, che sembra una reliquia e invece è un ordigno di emozioni, tiene in scacco un intero popolo.
Tutto avverrà secondo il Regolamento, quel codice minuzioso che non lascia nulla al caso, pur essendo tutto in mano al caso. Capitolo III, sezione dei sorteggi, articolo 26: ogni riga è una tutela, ogni comma è una memoria. Il Palio, in fondo, è anche questo: un caos gestito con maniacale attenzione.
E poi ci sono le assenze, che a Siena pesano quasi quanto le presenze. La Contrada della Torre, per decisione comunale, resterà fuori anche ad agosto, pagando la sua sospensione con la compostezza di chi aspetta. La sua bandiera sarà comunque esposta, ma un piano più in alto: non come sfregio, ma come differenza. È una geografia della pazienza. Il Nicchio, invece, potrebbe essere chiamato: se accadrà, la sua bandiera apparirà, sapendo però di dover restare a guardare, in punizione per un Palio soltanto.
Nel mentre, la città sarà tutta orecchie, occhi, pelle. C’è chi aspetta l’urlo liberatorio, chi prega sottovoce, chi fa finta di niente e chi non riesce nemmeno a respirare. Perché a Siena, l’appartenenza si misura anche così: nel fremito di un’estrazione, nell’apparire improvviso di una bandiera, nel battito sospeso che solo i riti veri riescono a mantenere vivi.
E se il Palio è il momento in cui tutto esplode, l’estrazione è il momento in cui tutto comincia. In silenzio. Con una tromba. Con una mano che pesca un nome. E con un popolo che, ogni anno, si lascia sorprendere come fosse la prima volta.
Last modified: Luglio 5, 2025

