Scritto da 5:44 pm Siena, Cronaca

Il semestre che seleziona senza aprire: Medicina e l’anno sospeso degli studenti

Siena (venerdì, 12 dicembre 2025) — A Siena il semestre di Medicina è passato come passano certe stagioni sbagliate: lasciando dietro di sé più domande che risposte. I numeri parlano chiaro, anche se sembrano quasi sussurrati: meno di diciassette studenti hanno superato il filtro iniziale.

di Valeria Russo

Un dato che potrebbe sembrare anomalo, se non fosse perfettamente allineato, quando non addirittura migliore, rispetto a quanto accaduto nel resto del Paese. Un primato al contrario, che non consola nessuno.

Per molti ragazzi arrivati in città con una valigia piena di aspettative e un contratto d’affitto già firmato, gennaio rischia di diventare il mese dei traslochi forzati. Case prese in fretta, spese affrontate dalle famiglie, mesi vissuti in sospensione, per poi scoprire che il percorso si interrompe prima ancora di cominciare davvero. È dentro questo scenario che l’associazione studentesca Cravos alza la voce e punta il dito contro la riforma del cosiddetto semestre filtro voluta dal ministro Bernini.

Secondo gli studenti, il problema non è soltanto nei numeri, ma nell’idea stessa che li ha prodotti. La selezione, spiegano, non è stata eliminata, ma semplicemente spostata in avanti, come se rimandare l’ostacolo potesse renderlo meno duro. I posti disponibili sono rimasti praticamente gli stessi, mentre migliaia di giovani sono stati invitati a vivere un anno di attesa, ansia e costi aggiuntivi, senza alcuna certezza su dove e se avrebbero potuto continuare a studiare. Un limbo universitario che pesa soprattutto sulle famiglie, chiamate a investire alla cieca su affitti, trasferimenti e spese quotidiane.

Il meccanismo, così com’è stato costruito, espone gli studenti al rischio concreto di perdere un intero anno accademico. Le prove previste sono tre, i test si sono rivelati estremamente selettivi e i risultati del primo appello mostrano una percentuale di idonei inferiore al quindici per cento. Da qui nasce un paradosso: da un lato il pericolo di non riuscire nemmeno a coprire i posti disponibili, dall’altro l’ipotesi che le regole debbano essere modificate in corsa per evitare il naufragio completo della riforma.

Cravos insiste su un aspetto che va oltre la didattica e tocca il terreno sociale. Il semestre filtro, così come è stato pensato, finisce per avere un’impronta marcatamente classista. Scarica sulle famiglie il peso economico di un anno senza garanzie, favorisce chi può permettersi corsi di preparazione, affitti doppi, spostamenti continui. Penalizza, invece, chi parte da condizioni più fragili, per cui un anno di incertezza può trasformarsi nella rinuncia definitiva all’università.

Nel frattempo, anche le strutture che dovrebbero sostenere il diritto allo studio navigano a vista. Università e amministrazioni locali si trovano a interpretare indicazioni poco chiare, a rincorrere cambiamenti continui, a gestire le conseguenze pratiche di un impianto normativo che, agli occhi degli studenti, appare fragile fin dalle fondamenta.

Il risultato è una riforma che prometteva di superare il vecchio test di ingresso e che invece ha finito per moltiplicare le difficoltà. Un sistema che non semplifica, ma complica. Che non apre, ma seleziona comunque, solo più tardi e in modo più costoso. E che lascia molti ragazzi fermi sulla soglia, con una città che rischia di diventare, per loro, soltanto una parentesi.

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Last modified: Dicembre 12, 2025
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