Siena (venerdì, 28 novembre 2025) — C’è un gesto, a Siena, che ritorna come una piccola liturgia laica, un rito collettivo che ha il sapore delle cose semplici e decisive. Ogni fine novembre, quando l’anno contradaiolo scivola verso la sua chiusura e la città si prepara a salutare Sant’Ansano, accade una scena che sembra scritta apposta per ricordare quanto sia concreta la parola “comunità”.
di Valeria Russo
Priàri, capitani, mangini, fantini: tutti insieme, senza fazzoletti al collo né tamburi, varcano la soglia del Centro Emotrasfusionale come si entra in un luogo familiare, quasi una seconda casa.
Non c’è spettacolo, non ci sono bandiere. Solo braccia scoperte, qualche battuta per stemperare la tensione, e quella compostezza un po’ stanca di chi ha deciso di fare una cosa semplice e necessaria. Donare il proprio sangue: il più antico dei regali, il più elementare.
Il Gruppo Donatori di Sangue delle Contrade ha trasformato questa abitudine in una cerimonia gentile, una specie di controcanto rispetto al chiasso estivo delle carriere. Qui non si corre, non si vince e non si perde: si partecipa. E l’ospedale, che in altre stagioni diventa teatro di preoccupazioni e attese, questa volta si offre come luogo di incontro, con il personale che accoglie questi ingressi collettivi come un segno rassicurante che la città, sotto la scorza dei campanili, resta una grande famiglia allargata.
Nel corridoio si riconoscono volti che solitamente si vedono a cavallo o dietro un bandierino. Oggi appaiono più vulnerabili, e forse per questo ancora più autentici. Il fatto che tutte e diciassette le consorelle siano rappresentate dà la misura di quanto profondo sia il rapporto con chi, in quelle stanze, lavora ogni giorno per l’emergenza e la cura. È come se le Contrade, con questa offerta silenziosa, restituissero una parte di ciò che ricevono: protezione, assistenza, il senso di un’appartenenza che non si limita alle feste ma attraversa la vita quotidiana.
Si vede, negli occhi di chi coordina, una soddisfazione che non ha nulla di protocollare. La vicinanza delle Contrade non è un ornamento, è una forza civile. E l’ampia partecipazione dei fantini — uomini abituati a convivere con il rischio, e che pure si presentano puntuali a questo appuntamento annuale — ricorda a tutti che il Palio non è solo gara, ma una trama di relazioni che va oltre la pista.
Così, mentre fuori l’inverno comincia a mordere e il calendario prepara il suo ultimo giro, dentro quelle stanze scorre un’altra forma di festa: quella che non ha bisogno di fanfare perché è già tutta lì, nella generosità quieta di chi tende il braccio e guarda altrove, imbarazzato, come se stesse compiendo un gesto minore. E invece, ogni volta, è un pezzo di città che torna a pulsare.
Last modified: Novembre 28, 2025

