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Il ritorno di Siena Jazz in Piazza del Campo: un concerto che sa di memoria e futuro

Siena (venerdì, 25 luglio 2025) — Il ritorno di Siena Jazz in Piazza del Campo: un concerto che sa di memoria e futuro A volte la musica ha bisogno di silenzio per tornare a respirare. A Siena ha aspettato diciassette anni prima di rimettere piede in Piazza del Campo, e quando lo ha fatto, è sembrata una rinascita.

di Valeria Russo

Nessuna messa in scena, nessuna nostalgia teatrale. Solo suono, e gente. Più di cinquemila persone a riempire la conchiglia di pietra che la città custodisce come un segreto, diventata per una notte un cuore che batte al ritmo del pianoforte di Omar Sosa e della tromba inconfondibile di Paolo Fresu.

Il concerto, parte della rassegna “Sboccia l’estate”, ha avuto il sapore di un abbraccio lungo e necessario. “Food” è il nome del progetto, ma chiamarlo solo concerto sarebbe riduttivo. È stato un viaggio. Una narrazione fatta di accordi, ritmi, rumori quotidiani e ricordi. I suoni di una cucina, le voci di chi lavora tra pentole e bottiglie, trasformati in materia poetica. Tutto si mescolava, anche l’aria.

Siena Jazz ha ritrovato la sua piazza, e la città ha risposto come si risponde a un ritorno atteso: con applausi che non finivano, con l’emozione di chi riconosce qualcosa che gli appartiene. Sul palco si sono alternati volti storici e nuove voci: parole brevi ma dense, come quelle del presidente Massimo Mazzini, che ha raccontato le difficoltà e i successi di un’istituzione rinata passo dopo passo. Come quelle del direttore artistico Francesco Bigoni, che ha presentato i due musicisti con la consapevolezza di chi sa di avere tra le mani qualcosa che non si può spiegare.

Poi la musica ha preso tutto.

Sosa ha suonato con quella intensità che non conosce mezze misure. Fresu, commosso, ha lasciato che la sua tromba parlasse per lui. Ma quando ha detto che Siena gli era mancata come può mancare un pezzo di sé, nessuno ha avuto bisogno di altro. Lo aveva già detto ogni nota.

Il palco, a un certo punto, è sembrato scomparire. Rimanevano solo le vibrazioni, un tempo che si dilatava, i pensieri che andavano a chi quella piazza l’aveva vissuta anni prima, ai Seminari Senesi, ai sogni condivisi sotto il cielo di una città dove la musica non è mai stata un ornamento, ma una parte del paesaggio.

Il bis è arrivato come arrivano le cose inevitabili: senza bisogno di annuncio. Tutti in piedi, le mani, le voci, la notte che sembrava trattenere il fiato. In prima fila, accanto agli artisti, c’era anche la città: il sindaco, gli assessori, chi ha creduto che riportare Siena Jazz in Piazza del Campo fosse più di un’operazione culturale. Era un gesto simbolico. Un modo per dire che certe bellezze, quando tornano, vanno protette.

“Food” ha lasciato un’eco. Una scia di note, ma anche un invito: ascoltare con attenzione, non restare indifferenti. In uno dei pochi momenti in cui il suono si è fatto più tenue, i due musicisti hanno accennato, con discrezione, a quello che accade fuori dalla musica. Non servivano proclami. Hanno lasciato che il pubblico sentisse anche ciò che non era nelle note: un pensiero ai bambini che non possono ascoltare, ai luoghi dove suonare è impossibile, dove tutto è rumore e nessuna melodia. È bastato poco, e si è capito tutto.

E quella sera, in Piazza del Campo, lo ha fatto in punta di piedi. Ma con una forza che ancora risuona.

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Last modified: Luglio 25, 2025
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