Scritto da 7:53 pm Siena, Attualità, Cultura

Il piccolo cronista del passato che parla come un veterano

Siena (lunedì, 1 dicembre 2025) — Certe passioni sembrano arrivare da un tempo remoto, come se qualcuno le avesse lasciate in eredità a caso, infilate in una tasca di giaccone. Ad Abbadia San Salvatore, a quanto pare, quella tasca l’ha trovata un ragazzino che ha appena undici anni e che, invece di inseguire videogiochi o imprese da cortile, si è messo in testa di raccontare la Prima guerra mondiale.

di Valeria Russo

Lo fa con una naturalezza che spiazza: mercoledì pomeriggio, alle quattro precise, ha inaugurato un canale YouTube che porta il suo nome e una promessa implicita di accessibilità, come dire “non abbiate paura, la Storia può essere cosa nostra”.

Filippo — che ha l’età delle ginocchia sbucciate e dei quaderni stropicciati — affronta gli imperi europei di inizio Novecento come se fossero compagni di banco litigiosi. Li osserva, li mette in fila, prova a raccontarne l’umore e gli spigoli. Non sembra minimamente intimidito da quell’intreccio fittissimo di patti segreti, ambizioni nazionali, ministri con la barba e generali con la sciabola troppo lucida. Anzi: pare divertirsi, e questo è il vero prodigio. Fa scorrere gli eventi come se fossero una serie televisiva, con l’aria di chi ha capito che dietro ogni data c’è una storia più umana di quanto ci raccontino i manuali scolastici.

Nella sua avventura c’è anche un’anticipazione del futuro immediato: dopo la Grande Guerra verrà il secondo conflitto mondiale, e lui lo sta preparando come una seconda stagione. È tutto già nella sua testa, come un palinsesto di mercoledì pomeriggio, sempre alla stessa ora, quando i compiti forse sono finiti e la luce del giorno comincia a scendere.

Il bello è che non legge. Parla. A braccio, come fanno quelli che hanno metabolizzato una passione fino a trasformarla in discorso spontaneo. E il modo in cui snocciola battaglie, trattati, curiosità e strategie sembra il tentativo, riuscito, di non annoiare nessuno: né i coetanei distratti, né gli adulti che magari le guerre le hanno studiate tanti anni fa e adesso riscoprono dettagli che credevano sbiaditi.

C’è poi un lavoro invisibile che dà forma al tutto: una trama di immagini, ritagli, vecchie fotografie che emergono come fantasmi gentili, video d’archivio, documenti che fanno da controcanto alla sua voce. A orchestrare quell’universo visivo è intervenuta la mano esperta di un videomaker, Francesco Serafini, che ha dato una struttura solida all’entusiasmo impetuoso del giovane conduttore.

Il canale, manco a dirlo, è custodito da un adulto che fa da guardiano discreto: norme, privacy, linee guida, tutto quello che serve per evitare incidenti. È un dettaglio necessario, ma resta ai margini rispetto alla scena principale: un undicenne che parla della Storia con la calma e la sicurezza di chi, per qualche misteriosa ragione, ci si trova a proprio agio.

In definitiva, è un piccolo miracolo di provincia: un ragazzo che si mette davanti a una telecamera e, senza alcuna smania, prova a spiegare perché il passato non è mai davvero passato. E perché, se raccontato bene, può perfino diventare un appuntamento fisso del mercoledì.

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Last modified: Dicembre 1, 2025
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