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Il paese che sogna ancora: Monticchiello e il suo teatro ribelle

Siena (lunedì, 4 agosto 2025) — In certi luoghi, il tempo non scorre come altrove. Ogni estate, tra le pietre antiche di Monticchiello, accade qualcosa che sfugge alle definizioni: non è evento, non è festival, è una necessità condivisa che prende forma e voce.

di Valeria Russo

È un gesto collettivo, un modo per restare vivi. Si chiama Teatro Povero, ma di povero ha solo il nome: perché ogni parola, ogni scena, ogni passo sul palco nasce dal pensiero condiviso di un intero paese che si guarda allo specchio e prova a capire cosa sta diventando.

In questa cinquantanovesima tappa del loro viaggio teatrale, gli abitanti hanno deciso di spingersi avanti, immaginando un tempo che ancora non esiste e provando ad abitarlo con le loro parole.. Non uno qualsiasi, ma uno scomodo, lucido, difficile da accettare. Un anno lontano – il 2059 – e un’Europa irriconoscibile, stanca, rallentata.

I bambini quasi non esistono più, il lavoro umano è sparito, le case non appartengono più a chi le ha costruite. Nei paesi, pochi anziani restano a presidiare un silenzio che somiglia alla resa. Tutto il resto è stato venduto, svuotato, lucidato per essere osservato da chi passa, ma non abita.

Dentro questo paesaggio levigato, dove ogni cosa è in equilibrio ma niente ha radici, accade qualcosa. Un’assenza, un vuoto, una scomparsa. E da lì comincia il racconto. Non un giallo, ma una fessura da cui cominciare a vedere quello che si è perso: legami, memorie, possibilità. Il teatro di Monticchiello non offre mai risposte. Semmai, traccia sentieri.

Il testo nasce come sempre da un processo collettivo. Non c’è autore unico, non c’è separazione tra chi scrive e chi recita. Le voci che si ascoltano sulla piazza sono le stesse che hanno immaginato la storia. Tutto si svolge senza artifici: la scena è il paese stesso, il pubblico è dentro il perimetro di una domanda.

Lo spettacolo va in scena ogni sera, alle nove e mezza, fino al 14 agosto, con una sola pausa lungo il cammino. Unica pausa: lunedì 4. I biglietti si prenotano sul sito del Teatro o telefonando direttamente. Il progetto è sostenuto dalla Regione e dal Comune di Pienza, ma la vera forza è l’urgenza. L’urgenza di non smettere di interrogarsi, nemmeno quando sarebbe più facile restare fermi.

A Monticchiello, anche quest’anno, si recita per non dimenticare. Perché a volte, solo guardando avanti, si può davvero ritrovare ciò che si è lasciato indietro.

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Last modified: Agosto 4, 2025
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