Scritto da 12:29 pm Siena, Cronaca, Top News

Il Monte tra carte bollenti e futuro incerto: il cda davanti al nodo Lovaglio

Siena (venerdì, 5 dicembre 2025) — Nel pomeriggio, i consiglieri del Monte si troveranno attorno a un tavolo che sembra uscito da un romanzo giudiziario: pile di faldoni, fogli segnati da note a margine, documenti che nessuno vorrebbe davvero leggere e che invece tocca affrontare uno per uno.

di Valeria Russo

In cima alla montagna di carte c’è il dossier più pesante, quello che riguarda la vicenda giudiziaria che coinvolge l’amministratore delegato, Luigi Lovaglio. La procura di Milano ha acceso un faro sulle manovre legate all’operazione Mediobanca, un’indagine che ha trascinato dentro altri nomi noti della finanza italiana e che, a forza di intercettazioni e acquisizioni, si allarga come un cerchio nell’acqua.

Gli inquirenti hanno chiesto anche i telefoni del presidente e dell’amministratore delegato di piazzetta Cuccia, aggiungendo un ulteriore livello di complessità a una storia che già pareva intricata. Né i due dirigenti né la banca sono al momento sotto indagine, ma l’impressione è che la procura voglia capire ogni snodo, ogni timbro, ogni parola scambiata in quei giorni convulsi. In questo clima denso, Lovaglio – assistito da un avvocato scelto con cura – potrebbe presentare al cda una ricostruzione dettagliata, un mosaico dei fatti così come li vede lui.

Secondo l’ipotesi accusatoria, nella costruzione della scalata l’ad non avrebbe agito nell’interesse dell’istituto. Una lettura che si scontra con la cronaca degli ultimi anni della banca senese: quando Lovaglio arrivò, Mps era un corpo affaticato, sorvegliato da ogni angolo dell’Europa finanziaria. Da allora ha recuperato terreno con una velocità inattesa, superando in anticipo gli obiettivi del piano industriale, rimettendo in moto la distribuzione dei dividendi e costruendo un nuovo spazio di manovra attraverso la conquista di una posizione strategica in Mediobanca. A tutto ciò si è aggiunta la capacità di attrarre investitori pesanti, da Delfin al gruppo Caltagirone, in un disegno industriale che sembrava finalmente trovare un equilibrio.

L’indagine è arrivata proprio nel momento delicato della definizione della strategia della nuova realtà nata dopo l’Opas, come una nebbia improvvisa su una strada che pareva ormai tracciata. È inevitabile che la questione finisca tra i punti caldi della riunione di oggi. Gli analisti continuano a giudicare l’operazione solida, indipendentemente dall’esito dell’inchiesta, ma la banca dovrà comunque chiarire a se stessa il perimetro entro cui muoversi.

C’è poi la posizione personale di Lovaglio. Il suo mandato si avvicina alla scadenza primaverile, e dopo aver rimesso ordine, riattivato fiducia e costruito alleanze, è facile immaginare che voglia proseguire il lavoro. Nelle varie presentazioni trimestrali aveva lasciato filtrare un’idea di banca con orizzonti più ampi, non necessariamente limitati ai confini attuali. Parole che oggi assumono un peso diverso, soprattutto dopo il tentativo, finito in un nulla di fatto, di Unicredit su Bpm.

La riunione potrebbe non sciogliere i nodi, ma certamente li renderà visibili. E in tempi come questi, non è detto che sia un male.

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Last modified: Dicembre 5, 2025
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