Siena (martedì, 29 luglio 2025) — Non si è trattato di una firma di rito.
Il nuovo protocollo sul Codice Rosa, siglato a Palazzo Sacrati Strozzi tra la Regione Toscana e tutte le Procure del territorio (inclusa quella della Liguria con competenza su Massa), segna un’evoluzione concreta in un percorso che non ha mai smesso di adattarsi.
di Valeria Russo
Il Codice Rosa, nato nel 2009 a Grosseto, è molto più di una sigla sanitaria. È un modello. Un linguaggio condiviso tra ospedali, magistratura, forze dell’ordine e centri antiviolenza. Una rete che si muove insieme per riconoscere subito chi subisce violenza, e per rispondere con la giusta delicatezza, la giusta fermezza.
Il nuovo protocollo, aggiornato alle modifiche legislative intervenute negli ultimi due anni, consolida la capacità d’intervento e migliora la protezione delle prove nei casi di abuso. Non è solo un documento. Tiene insieme mani diverse: quelle che accolgono, quelle che ascoltano, quelle che decidono.
Ed è anche un argine contro l’invisibilità: perché troppo spesso chi entra in un pronto soccorso non ha solo una ferita. Ha una storia che non si vede, e che rischia di non essere raccolta.
Il Codice Rosa è nato proprio per questo: per non lasciare nessuno solo. Per fare in modo che ci siano sguardi preparati, operatori formati, percorsi certi anche alle due del mattino, anche nei paesi lontani dai grandi centri.
Nel tempo, il progetto ha dimostrato che non servono grandi annunci. Serve una rete che funzioni davvero. Che sappia riconoscere il trauma, accoglierlo, documentarlo, proteggerlo.
Questo accordo arriva dopo molto tempo trascorso dentro le stanze, nei corridoi, nei racconti interrotti che qualcuno ha imparato a ricucire senza far rumore. C’è l’impegno delle persone che ci credono ancora: professionisti, medici, giuristi, amministratori.
C’è una regia condivisa che mette insieme competenze diverse per un solo obiettivo: non perdere nessuna voce.
Finché esisteranno corpi violati e silenzi che nessuno interrompe, nessun modello sarà mai abbastanza.
Il Codice Rosa è una risposta, ma non è l’ultima.
È un passo. Serve ancora cammino.


