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Il cavallo che ha salutato la Piazza restando fedele al suo nome

Siena — Ci sono addii che non fanno rumore, ma restano appesi nell’aria come una nota lunga, impossibile da ignorare. In Piazza del Campo succede spesso: basta uno zoccolo che scivola, un galoppo che si interrompe, un’ombra scura che attraversa il tufo e ti accorgi che un pezzo di storia sta lasciando il suo posto. È successo di nuovo, nel Palio di Provenzano, con il congedo di un baio che aveva un nome troppo preciso per essere casuale: Tale e Quale.

di Valeria Russo

Era nato nel 2012, con quel sangue arabo che porta un filo di antica ostinazione nei muscoli e nello sguardo. Lo avevano allevato con cura, affidato a mani esperte, cresciuto come si cresce un campione possibile. Una vita passata tra scuderie e lavoro, con la pazienza di chi sa che il destino del Palio non si conquista in un giorno, ma in anni di attesa.

La sua prima volta in Piazza fu con il Nicchio. Un battesimo di quelli che Siena non perdona, una caduta al secondo Casato e il brusco ritorno verso la stalla. Sembrava già la fine di un sogno, ma la Piazza, quando vuole, sa essere generosa. Lei stringe, respinge, giudica, ma concede anche una seconda occasione ai cavalli che fanno intravedere un barlume di grandezza. Tale e Quale era uno di questi.

Il riscatto arrivò quando gli occhi erano puntati altrove. Provenzano 2019: la Giraffa, la montura di Giovanni Atzeni, il finale che ancora oggi molti ricordano come un colpo di vento improvviso. Quel testa a testa con la Chiocciola, la frenata sulla linea, il margine che non era un margine ma un sospiro. La corsa lo consacrò nell’Albo d’Oro e lo fece entrare in una categoria particolare: quella dei cavalli talmente forti da diventare, per qualche tempo, impronunciabili. Lo mettono da parte, in panchina per superiorità manifesta, come si dice quando non si ha il coraggio di dire che si teme la sua forza.

Poi è arrivato il 2025, con la Chiocciola che lo accoglie e Giosuè Carboni che lo conosceva da sempre. Era una di quelle scelte che portano entusiasmo e inquietudine nello stesso gesto. Perché il tempo, anche per i campioni, ha un suo modo silenzioso di presentare il conto. Bastava guardarlo – o forse bastava guardarlo con affetto, che è sempre il modo più spietato di guardare qualcuno – per intuire che qualcosa si stava inclinando. La corsa lo ha confermato: un’altra caduta, una di quelle che non gridano tragedia ma scrivono un punto difficilissimo da cancellare.

Nei giorni successivi è arrivata la decisione definitiva: Tale e Quale si fermava. Non avrebbe corso agosto, non avrebbe tentato un ultimo colpo, non avrebbe più strappato applausi o silenzi alla conchiglia senese. Una ferita all’unghia, ferri persi, l’indizio che basta per capire quando un cavallo, soprattutto un cavallo di tredici anni, ti sta dicendo che ha dato tutto.

La sua storia, messa in fila, è più corta di quanto meriterebbe. Tre Palii, uno vinto. Due cadute. Una vittoria memorabile. Sembra poco, e invece è moltissimo. Perché nel Palio non contano solo i numeri: contano le attese infinite, le notti di sudore, le prove silenziose, il modo in cui un cavallo si piazza al canape, la calma o il fremito, la partenza che può cambiare il destino di una Contrada.

E lui, in questo, era davvero un cavallo di quelli che nascono una volta ogni tanto: fermo come pochi, veloce in partenza, capace di crescere in progressione fino a trasformare la terza San Martino in una promessa di gloria. Forse, se il destino avesse avuto una penna più indulgente, avrebbe vinto molto di più.

Ora vive una pensione serena nella scuderia di Carboni. Passerà le giornate tra ombra e sole, con quella dignità pacifica che hanno solo gli animali che hanno corso davvero. Non tornerà in Piazza, non servirà più vedere se il suo passo è ancora quello di una volta. Il suo tempo lì è finito, ed è giusto così.

Resta l’immagine di un guerriero che ha dato tutto senza mai tradire il proprio nome: sempre se stesso, nel bene e nel male, nelle vittorie e negli inciampi. E resta la gratitudine di chi, almeno una volta, lo ha visto volare.

Buona pensione, Tale e Quale. Siena non dimentica i cavalli che hanno corso con il cuore acceso. E tu, in questo, sei stato davvero esemplare.

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Last modified: Novembre 23, 2025
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