Siena (martedì, 8 luglio 2025) — Che strano Paese è questo, dove anche l’alba ha orari scritti in un’ordinanza. Dove il cavallo, prima ancora di correre, deve sopportare il giogo delle scartoffie e il bisturi dello sguardo veterinario.
di Valeria Russo
Eppure è così che funziona, da sempre e con puntigliosa cura, nella città dove la corsa non è sport, ma liturgia.
Il Palio d’Agosto va portato in scena. Si provano le battute all’alba, si lucida la scena, si misura la distanza tra il rituale e l’istinto. I giorni si allineano come soldatini nel calendario: undici, dodici, tredici agosto. Non sono solo date, sono tappe di un pellegrinaggio secolare.
L’undici, per esempio, sarà il giorno dei cavalli “grandi”, quelli che hanno già cinque anni e un paio di stagioni nelle ossa. Si muoveranno all’alba, nella luce incerta che fa sembrare Piazza del Campo una culla senza tempo. Il giorno dopo toccherà ai più giovani, i quattro anni, ancora ignari di quanto valga un galoppo nel cuore del mondo.
Il tredici sarà il giorno decisivo. Si presentano i cavalli, uno per volta, tra le mura spesse del Cortile del Podestà. È una sfilata silenziosa, quasi religiosa, dove il proprietario e il suo accompagnatore sembrano più penitenti che allevatori. Ma al momento della Tratta, quando i Capitani decidono le sorti delle Contrade, tutto cambia. Restano in piedi solo quelli che contano, e gli altri escono, come a teatro quando si spengono le luci e resta solo il palco.
E dopo aver estratto il nome, si può solo andare avanti. È questo che rende il Palio feroce e bellissimo: l’assenza di appello, la fiducia cieca nel sorteggio, nel destino, nella bestia. Segnato il cavallo, si va fino in fondo. Si corre per fede, non per logica.
Poi, dal 13 al 16, la Piazza diventa fiume, febbre, arena. Le prove, come ogni rito che si rispetti, servono più agli uomini che agli animali. A capire, a intuire, a tremare. E infine il Palio, che non ha bisogno di essere spiegato, perché lo si capisce solo stando lì, tra la sabbia e il silenzio, o nel boato che lo rompe.
A guardarlo da fuori sembra complicato, un labirinto di regole, date, visite, turni. Ma per chi lo vive, è semplicemente agosto. E a Siena, agosto non è un mese. È un cuore che batte al trotto.
Last modified: Luglio 8, 2025

