Scritto da 6:29 pm Montalcino, Attualità, Cultura

Il Brunello ruba la scena: Montalcino nel cinema di Baumbach

Siena (venerdì, 12 dicembre 2025) — Ai senesi, e a chi ha l’abitudine di riconoscere i luoghi prima ancora che i titoli di coda, non è passata inosservata l’ultima strizzatina d’occhio del cinema americano.

di Valeria Russo

Nel nuovo film di Noah Baumbach, Jay Kelly, approdato su Netflix dopo il debutto veneziano, c’è un protagonista silenzioso che regge la scena con la stessa disinvoltura di George Clooney e Adam Sandler: un bicchiere di Brunello di Montalcino.

Succede durante una festa elegante, di quelle che sembrano costruite apposta per raccontare un’idea di bellezza senza tempo. Una piscina, il tramonto, conversazioni leggere e bottiglie che circolano come se fossero parte naturale dell’arredamento. Il vino diventa linguaggio, suggerisce un’eleganza che non ha bisogno di spiegazioni, rimanda a un paesaggio preciso, riconoscibile: la Val d’Orcia, con il suo equilibrio perfetto tra natura e cultura.

La scena è stata girata alla Tenuta di Argiano, appena fuori Montalcino, luogo che il cinema ha saputo usare senza tradirne l’anima. Per alcuni giorni della primavera del 2025, la piscina del relais si è trasformata in un ristorante all’aperto, con tavoli apparecchiati e calici che raccontavano una storia parallela a quella degli attori. Baumbach, noto per la sua attenzione maniacale ai dettagli, ha voluto che tutto fosse vero: il vino, il cibo, l’atmosfera. Nessuna scenografia finta, nessuna scorciatoia. Anche lo staff della tenuta è entrato in scena, occupandosi di ciò che finiva nei piatti e nei bicchieri.

Il film si muove poi tra altri frammenti di Toscana: Pienza, restituita attraverso una festa di piazza che conserva l’aria raccolta del borgo rinascimentale, e Arezzo, con il teatro Petrarca che ospita una premiazione cruciale per uno dei personaggi. Ma è Montalcino a offrire la cornice più densa di significato, grazie a quel vino che Baumbach ha voluto assaggiare personalmente, tra una ripresa e l’altra, come si fa quando si cerca di capire davvero un luogo.

Finito il lavoro, le star hanno lasciato la tenuta con discrezione, evitando l’assalto dei curiosi e tornando rapidamente all’anonimato possibile. Il Brunello, invece, è rimasto. Non solo nel film, ma nell’impressione di aver visto raccontata, ancora una volta, una Toscana che non ha bisogno di gridare per farsi riconoscere. In fondo, in certe storie, il protagonista migliore è sempre quello che non parla, ma lascia il segno.

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Last modified: Dicembre 12, 2025
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