Siena — C’è un punto, nelle campagne senesi, in cui il paesaggio smette di essere cartolina e diventa un sospetto. È il punto in cui il lavoro, quello che profuma di terra e di stagioni, inciampa in un’ombra lunga, fatta di turni improvvisati, di alloggi che alloggiano soltanto la precarietà, di uomini che non esistono sulle carte ma esistono fin troppo nei filari. Una storia antica, con un nome moderno: irregolarità. O, quando le parole vogliono essere più crudeli, caporalato.
di Valeria Russo
Stamattina, in Prefettura, questa storia è tornata sul tavolo. Il Prefetto di Siena ha riunito forze dell’ordine, ispettori del lavoro, dirigenti di istituti previdenziali, tutti seduti attorno allo stesso interrogativo: che cosa sta succedendo davvero nei campi tra Siena e Grosseto? E soprattutto: quanto di quello che appare regolare è solo una superficie ben pettinata?
Il nodo più evidente è quello del lavoro pagato “a giornate”, un sistema che sulla carta è lecito e che, nella pratica, assomiglia spesso a una porta socchiusa: basta poco perché qualcuno la spinga e la trasformi in un passaggio verso abusi più o meno dichiarati. È quel terreno ambiguo in cui la legge c’è, ma è abbastanza elastica da piegarsi alle convenienze di chi la usa come un ombrello bucato.
Accanto a questo, si è affacciato un fenomeno nuovo, nato nel 2023 e cresciuto velocemente come una pianta infestante: le aziende agricole senza terra. Un paradosso perfettamente contemporaneo. Imprese individuali che non hanno campi loro, ma offrono manodopera ad altre aziende – soprattutto quelle del vino e dell’olio – attraverso piccoli contratti di appalto. A guidarle sono spesso cittadini extracomunitari, che assumono connazionali per mandarli a lavorare dove serve, quando serve, come serve.
Il punto critico, però, non è il modello in sé. È ciò che gli cresce intorno: i quartieri-dormitorio. Luoghi nascosti, a volte improvvisati in case fatiscenti o stanze affittate in nero, dove i braccianti vivono compressi fra il bisogno e la dipendenza. Spazi che non esistono sui registri comunali, ma esistono eccome nella vita di chi ci dorme. È lì che il caporale diventa padrone: del tempo, del cibo, delle speranze, dei documenti. È lì che il lavoratore si scopre solo, invisibile e ricattabile.
Dalle verifiche è emerso un pendolarismo della vulnerabilità: chi lavora nelle aziende “senza terra” della provincia di Siena spesso arriva dall’Amiata grossetana; e chi si trova nelle aziende gemelle di Grosseto proviene dalla Valdichiana senese. Una rotazione silenziosa, come se i confini fossero linee immaginarie e il disagio potesse essere spostato da una collina all’altra senza cambiare mai davvero forma.
Di fronte a questo scenario, il Prefetto ha deciso di non aspettare che la situazione prenda una piega peggiore. In vista del prossimo comitato interprovinciale sulla sicurezza, ha chiesto un ulteriore livello di indagine, un controllo più fitto, iniziative mirate che dovranno essere condivise con la Prefettura di Grosseto. Perché la sensazione, confermata dagli ispettori e dagli approfondimenti tecnici, è che dietro la facciata regolare ci sia una zona opaca che non può essere ignorata.
È la parte del lavoro agricolo che di solito non finisce nelle brochure delle degustazioni: quella che racconta la fatica degli invisibili, la geografia nascosta delle vigne, la filiera parallela che non dovrebbe esistere. E che invece, ancora una volta, qualcuno dovrà imparare a vedere.
Last modified: Novembre 25, 2025

