Siena (giovedì, 8 gennaio 2026) — Siena affida il suo racconto più visibile, quello che passa di mano in mano e finisce appeso nei musei delle Contrade, a due sguardi lontani e diversi. Per i Palii del 2026 saranno Ismaele Nones e Teodora Axente a dipingere i drappelloni che il 2 luglio e il 16 agosto scenderanno in Piazza del Campo.
di Valeria Russo
La decisione è arrivata dalla Giunta comunale, su proposta del sindaco Nicoletta Fabio, ed è una scelta che dice molto di come la città continui a dialogare con la propria storia senza rinunciare alla complessità del presente.
Il Palio, da queste parti, non è mai solo una corsa. È un deposito di simboli, un archivio mobile, una superficie fragile su cui il tempo viene dipinto. Affidare i drappelloni a due artisti di profilo internazionale significa chiedere loro non un esercizio di stile, ma un atto di ascolto. Nones e Axente arrivano da percorsi lontani, parlano lingue visive differenti, eppure condividono una stessa attenzione per la stratificazione, per ciò che resta sotto la superficie.
Ismaele Nones, trentino, classe 1992, porta con sé una formazione che nasce presto, quasi per osmosi. Cresciuto accanto a un padre iconografo, ha imparato a maneggiare immagini sacre e monumentali quando ancora altri imparavano a disegnare. Gli studi lo hanno portato dall’Istituto d’Arte di Trento all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ma il filo della sua ricerca resta sempre lo stesso: far dialogare l’antico con l’oggi, il sacro con il profano, la memoria con le urgenze contemporanee. Il drappellone del 2 luglio 2026 sarà anche un omaggio agli ottocento anni dalla morte di San Francesco, figura profondamente intrecciata alla storia senese. Non un’illustrazione, ma una riflessione pittorica su un legame antico che continua a parlare.
Teodora Axente, nata a Sibiu nel 1984, arriva invece da un universo visivo che sembra muoversi sul confine. La sua pittura assorbe secoli di storia dell’arte e li restituisce come in un sogno vigile, dove la tradizione non viene mai imitata ma interrogata. Nei suoi lavori convivono la pittura fiamminga e una tensione surreale che rompe le convenzioni senza fare rumore. Per il drappellone del 16 agosto, Axente si confronterà con un anniversario che pesa: i cinquecento anni dalla Battaglia di Camollia, quando nella notte del 25 luglio 1526 Siena respinse l’esercito nemico e rimase indipendente. Una memoria di resistenza, più che di vittoria, che chiede di essere riletta senza retorica.
Due artisti diversi, dunque, chiamati a misurarsi con una stessa responsabilità: tradurre la storia in immagine senza imprigionarla. Perché il drappellone non è solo il premio di una corsa. È un oggetto che resta, che attraversa i decenni, che racconta chi eravamo nel momento in cui qualcuno ha deciso di fermare il tempo con un pennello. Siena, ancora una volta, sceglie di raccontarsi così.
Last modified: Gennaio 8, 2026

