Siena — A volte le celebrazioni servono a rimettere a fuoco ciò che la memoria collettiva ha sfocato con il passare dei secoli. Il Cinquecentenario dell’Accademia Senese degli Intronati sta facendo proprio questo: rovistare negli scaffali della sua lunga storia e recuperare vicende, intuizioni, figure dimenticate o appena intraviste. Fra le tracce più interessanti c’è quella che riguarda il ruolo delle donne, un rapporto antico e sorprendentemente avanzato per il tempo in cui nacque.
di Valeria Russo
Dentro questo percorso si inseriscono due nuovi appuntamenti, entrambi nel cuore di Palazzo Patrizi, alla Sala degli Intronati. Due pomeriggi consecutivi, due voci diverse e complementari. Il primo, guidato da Nerida Newbigin, esplorerà le connessioni fra l’Accademia, il teatro e le donne di Siena, una trama in cui il rigore degli studi si intreccia con la libertà immaginativa dei testi rinascimentali. Il secondo, affidato a Eleonora Carinci, si muoverà invece lungo la linea sottile che separa la presenza femminile reale da quella riflessa nella produzione culturale degli Intronati.
Il tema, in realtà, aleggia da mesi attorno al calendario del Cinquecentenario, perché racconta una verità che merita di essere riletta: l’idea, coltivata dagli Intronati con una naturalezza quasi disarmante, che il talento non avesse un genere privilegiato. Gli accademici riconoscevano la stessa dignità intellettuale a uomini e donne, e questa convinzione non era soltanto teoria: molte delle loro opere teatrali parlavano direttamente alle dame senesi, considerate spettatrici consapevoli e interlocutrici preziose.
Da questo clima culturale nacque persino un’esperienza che oggi sembra uscita da un romanzo storico, tanto è audace: l’Accademia delle Assicurate. Era il 1654 e, dentro l’ambiente intronato, prese forma una vera e propria accademia femminile, la prima al mondo composta esclusivamente da donne. Non una curiosità marginale, ma un piccolo terremoto simbolico in un’epoca che relegava le donne ai margini della vita pubblica. A Siena, invece, si decise che potessero governare non solo salotti e famiglie, ma perfino allegorie come il regno d’Amore, sottraendolo alla narrazione cavalleresca degli uomini.
A raccontare tutto questo non saranno studiose qualunque. Nerida Newbigin, che da anni scandaglia archivi e tradizioni teatrali del Medioevo e del Rinascimento, ha già offerto contributi decisivi alla ricerca senese, tra cui una nuova edizione dei testi tradotti dagli Intronati. È ora in arrivo il suo lavoro più recente, l’edizione critica del Sacrificio degli Intronati, inaugurando una collana dedicata proprio al teatro accademico in occasione delle celebrazioni.
Eleonora Carinci, dal canto suo, porta uno sguardo europeo e metodico: ha attraversato atenei e centri di ricerca in Italia e all’estero per seguire le tracce sottili lasciate dalle scrittrici del Rinascimento e della Controriforma, indagando come la letteratura abbia riflesso, distorto, o nascosto la voce delle donne nel passaggio fra epoche e generi.
Questi due incontri non sono soltanto parte di un programma celebrativo. Sono un invito a riaccendere una conversazione antica, un modo per restituire luce a una storia femminile che, pur scritta ai margini, continua a parlare con la forza tranquilla delle cose che resistono. Siena, ancora una volta, dimostra che il passato non è un museo immobile, ma un dialogo da continuare.
Last modified: Novembre 16, 2025

