Scritto da 6:32 pm Siena, Attualità

Donne, semi di futuro

Siena (venerdì, 28 novembre 2025) — C’è un’energia particolare, quasi elettrica, che attraversa certi luoghi quando diventano crocevia di idee. Al Santa Chiara Lab, nei giorni dell’Innovation Week, questa energia sembrava muoversi da una stanza all’altra con la leggerezza di una conversazione nascosta.

di Valeria Russo

Era la giornata conclusiva di un percorso lungo sei mesi, un tempo sufficiente perché un’intuizione diventi progetto e un progetto inizi a somigliare a un’impresa vera.

Il programma Eit Food Ewa – un acronimo che nel mondo dell’agroalimentare suona come un invito ad alzare lo sguardo – ha raccolto donne da tredici Paesi, tutte alle prese con il desiderio di far germogliare qualcosa che avesse radici solide e frutti nuovi. Non era un convegno come tanti: era una sorta di semenzaio collettivo, dove competenze, fragilità e ambizioni venivano mescolate con cura, come in una grande vasca di impasto destinata a nutrire il futuro del settore agrifood.

Sessanta startup nate da zero, tredici milioni di euro attratti, e quella percentuale altissima di partecipanti che ha confessato – con l’onestà di chi sa riconoscere il proprio percorso – di sentirsi cambiata. Non solo professionalmente: in modo più profondo, quasi esistenziale. L’idea che la propria voce potesse trovare ascolto, che un’intuizione potesse diventare mestiere. È forse questo il vero successo dei programmi pensati bene: più delle cifre, più dei riconoscimenti, il fatto di restituire fiducia.

Accanto alle sessioni di lavoro, il Santa Chiara Lab ospitava un altro tassello di questa settimana dedicata all’innovazione: un incontro dal titolo un po’ tecnico, “Agritech 4 Open Innovation”. Dietro il lessico specialistico, però, c’era un movimento molto umano: mettere intorno allo stesso tavolo aziende, ricercatori, investitori. Persone che parlano lingue diverse – quella del campo, quella del laboratorio, quella del capitale – e che di rado si trovano a immaginare insieme un pezzo di futuro.

I tavoli di co-design avevano lo spirito delle botteghe artigiane: mani diverse che lavorano sulla stessa materia, ciascuna aggiungendo un dettaglio, una correzione, una possibilità. Il risultato non era immediato, certo, ma si intravedeva nell’entusiasmo dei presenti: l’idea che l’innovazione non sia un fulmine che cade dall’alto, ma un processo lento che richiede pazienza, ascolto e la capacità di vedere l’altro non come un ostacolo ma come un alleato.

Forse è questo il senso dell’iniziativa Ewa e di tutto ciò che le gira intorno: ricordare che il settore agroalimentare, spesso percepito come immobile, ha invece un battito vivissimo che si nutre di intelligenze nuove. E che quando queste intelligenze hanno il volto di donne decise a ribaltare gli schemi, allora sì, qualcosa cambia davvero. Siena, per qualche ora, è stata il luogo dove questo cambiamento si è visto in azione, come un campo appena arato che aspetta la pioggia giusta.

Condividi la notizia:
Last modified: Novembre 28, 2025
Close