Siena (martedì, 5 agosto 2025) — A volte, per riscoprire una città, bisogna ascoltare le ossa. Quelle che restano nascoste sotto i vicoli, sepolte nei pozzi, silenziose nei depositi dei musei. Eppure parlano.
di Valeria Russo
E lo fanno con una voce che, stavolta, ha superato i confini accademici per arrivare dritta alle pagine di una rivista scientifica di rilievo mondiale.
A Siena, una ricerca paziente ha riaperto un dialogo antico: quello tra gli uomini e gli animali che hanno abitato gli stessi spazi, camminando a fianco senza lasciare parole, ma tracce.
A condurre lo studio è stato Jacopo Crezzini, archeozoologo dell’Università di Siena, insieme a una rete di studiosi che hanno intrecciato archeologia, scienze naturali e cultura materiale. Il risultato? Una pubblicazione sulla prestigiosa Archaeofauna, riferimento internazionale per chi si occupa dello studio dei resti animali nei contesti archeologici.
Ma non si tratta solo di un riconoscimento accademico. Dietro quelle pagine si cela una narrazione che attraversa secoli e trasforma i resti faunistici in frammenti di identità. Per la prima volta, lo studio delle interazioni tra uomo e animale nel cuore della Siena storica – con richiami diretti alle sue feste e ai suoi riti – ottiene visibilità in un contesto così autorevole. È la prova che persino ciò che sembra secondario può custodire verità che resistono al tempo e parlano alla radice delle cose.
Il lavoro, frutto di anni di indagini stratigrafiche e interpretazioni raffinate, ha toccato diversi punti sensibili della topografia cittadina. Nel cuore profondo del Santa Maria della Scala, sono riemersi resti animali risalenti ai primi anni del VII secolo avanti Cristo: frammenti etruschi che raccontano un tempo remoto.
In quel tempo, le stanze oggi percorse dai visitatori ospitavano probabilmente una residenza aristocratica, affine a quelle di Murlo. Le ossa rinvenute lì parlano di un modo di abitare e dominare lo spazio che unisce la simbologia del potere alla gestione concreta della vita quotidiana.
Dal fondo oscuro del pozzo nel museo della Civetta riemergono frammenti silenziosi: ossa che parlano di gesti antichi, di vite ordinarie sedimentate nel tempo.. Lì, in pieno centro, uno scavo condotto fra il 2016 e il 2017 ha riportato alla luce ciò che rimaneva di antichi banchetti, scarti alimentari, ossa smembrate.
Ma anche, indirettamente, frammenti di biografia di una delle famiglie più influenti del XIII secolo senese: gli Ugurgieri. Attraverso quelle tracce è stato possibile ricostruire cosa si mangiava, come si allevava, che tipo di economia sosteneva le grandi dimore urbane dell’epoca.
Lo studio, però, non si è limitato alla dimensione materiale. Lo studio è andato oltre i reperti: ha cercato gli animali nei gesti, nei simboli, nelle storie che la città ha imparato a raccontarsi da sola. Dal Palio alle corse “alla tonda”, dalle bufalate alle tauromachie, dalle asinate alle parate simboliche: ogni manifestazione pubblica ha portato con sé una trama di significati che univa l’animale al rito, il corpo alla celebrazione. Rileggere queste pratiche alla luce dell’archeozoologia ha permesso di riscoprire legami profondi tra cultura, devozione e spettacolo popolare.
Uno degli spunti più originali emerge da una figura zoomorfa disegnata su un documento del 1599, conservato nella Contrada della Pantera. Non un semplice elemento decorativo, ma – forse – la rappresentazione accurata di un felide reale, un leopardo o un giaguaro. Uno studio attento di questo frammento ha aperto nuove ipotesi sulla genealogia visiva dei simboli contradaioli, che potrebbero avere radici più specifiche di quanto si sia sempre creduto.
Tutto questo lavoro è stato presentato in anteprima già nel 2021, durante il Convegno Nazionale di Archeozoologia tenutosi proprio a Siena. Ma la pubblicazione su Archaeofauna ha dato al progetto un’eco ben più ampia. Non solo perché si tratta di un risultato raro per la ricerca italiana in questo ambito, ma soprattutto perché restituisce valore a un approccio che tiene insieme rigore scientifico e capacità narrativa.
Siena, in fondo, è fatta così: sa nascondere e svelare, sa raccontarsi attraverso i suoi riti, i suoi simboli, i suoi silenzi. E anche attraverso le sue ossa. Quelle che non servono solo a ricostruire uno scheletro, ma a capire da dove veniamo, e in che modo – senza accorgercene – continuiamo a portare con noi la memoria animale delle nostre città.
Last modified: Agosto 5, 2025

