Scritto da 11:38 pm Siena, Attualità, Top News

Cavalli, regole e labirinti: il nuovo decalogo che cambia il lavoro di stalle e Palii

Siena — In Italia abbiamo una certa abilità nel creare norme che pretendono ordine e finiscono per aggiungere un po’ di confusione. È il caso delle nuove disposizioni che riguardano i cavalli impiegati nelle manifestazioni storiche: Palio di Siena, Giostre, Quintane. Un mondo antico, regolato da usanze solidissime, che deve fare i conti con un lessico nuovo fatto di codici stalla, corsi obbligatori, registri e definizioni ministeriali.

di Valeria Russo

Il cuore della questione è semplice solo in apparenza: chi detiene un animale registrato deve formarsi. Diciotto ore di corso, non una di meno. Non ci sono sanzioni, ma l’obbligo c’è, e pesa come un requisito d’ingresso. Non valgono scorciatoie: se sei titolare di un codice stalla, se gestisci i cavalli – che tu sia un allevatore o un barbaresco della Contrada – sei nel conto. Solo chi possiede già titoli professionali riconosciuti può evitare il passaggio.

La formazione non riguarda solo Siena. Si estende a tutto il territorio: le piste di addestramento come Mociano e Monticiano, i codici stalla delle manifestazioni, le strutture pubbliche. È un’operazione che prova a mettere ordine in un settore complesso, ma lo fa con un linguaggio che spesso sembra scritto più per i ministeri che per chi i cavalli li cura davvero.

Poi c’è la questione, un po’ paradossale, del “Cavallo Atleta”. I cavalli che partecipano al Palio e alle altre rievocazioni rientrano pienamente in questa definizione: devono avere registrazione, identificazione, libro genealogico, e l’iscrizione al registro degli atleti presso associazioni riconosciute dal CONI. Qui si apre un capitolo quasi comico: un cavallo da corsa ufficiale, riconosciuto dal MASAF, non è automaticamente considerato un atleta secondo il Ministero della Salute. Due ministeri, due definizioni, due mondi che si sfiorano senza toccarsi davvero.

Il Decreto del 6 settembre 2023 ha poi fissato le scadenze. Chi possedeva un codice stalla prima del 2024 ha tempo fino al 31 dicembre 2025. Chi ha iniziato dopo, entro un anno dall’avvio. Chi comincia dal 2026 dovrà formarsi prima ancora di iniziare. Semplice da scrivere, meno da attraversare nella pratica.

La formazione, per fortuna, non è un territorio ignoto. Coldiretti, CIA, gli Istituti Zooprofilattici: tutti offrono corsi, spesso online, con costi che oscillano tra i 170 e i 200 euro. C’è persino un catalogo nazionale dove si può scegliere come ci si orienta a scaffale, sperando di trovare il corso più adatto al proprio carico di lavoro.

In sintesi, chi lavora con i cavalli deve attrezzarsi. Le Contrade, i barbareschi, chi gestisce piste e stalle pubbliche: tutti chiamati a tradurre un regolamento europeo in un gesto quotidiano, imparando un linguaggio tecnico che poco ha a che fare con l’odore del fieno o il suono degli zoccoli. È l’ennesimo capitolo di un Paese che cambia, spesso lentamente e con fatica, ma che prova comunque a tenere insieme tradizione e normativa.
E nel mezzo, come sempre, ci sta il cavallo: paziente, nobile, ignaro del fatto che ora è ufficialmente – e burocraticamente – un atleta.

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Last modified: Novembre 13, 2025
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