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Camilleri torna a teatro: il ruggito vivo de Il birraio di Preston

Siena (martedì, 2 dicembre 2025) — Ci sono anniversari che non hanno bisogno di fanfare per farsi sentire. Quello dedicato ai cento anni dalla nascita di Andrea Camilleri è uno di quei momenti in cui la memoria letteraria torna a bussare, e lo fa con il passo deciso dei grandi che non smettono mai di raccontarci qualcosa.

di Valeria Russo

A Siena, il tributo prende la forma teatrale de Il birraio di Preston, che per tre giorni abiterà il palcoscenico dei Rinnovati come un vecchio parente che conosciamo bene, e che pure riesce sempre a sorprendere.

Il cartellone “Sipario Rosso” ha scelto di far risuonare la voce del maestro siciliano attraverso una messinscena costruita con la cura artigianale della bottega teatrale. La regia è di Giuseppe Dipasquale, che con Camilleri aveva modellato la versione scenica del romanzo come si modella un impasto vivo, rispettandone la sostanza e concedendogli però il respiro del palcoscenico. Sul palco si alterneranno volti noti del teatro italiano: Edoardo Siravo, Mimmo Mignemi, Federica De Benedittis, insieme a una compagnia nutrita, capace di dare corpo a un racconto corale. Sabato, prima dello spettacolo, nel foyer ci sarà un incontro con il pubblico, perché alcune storie, prima di essere viste, bisogna ascoltarle.

La vicenda nasce in quella terra di mezzo che Camilleri ha inventato e reso più reale del reale: Vigàta, metà Ottocento, un paese che decide di inaugurare il proprio teatro e finisce per trasformare un’opera scadente in una causa di scontro sociale. Da una parte c’è il prefetto del vicino centro più importante, che vuole imporre un titolo lirico mediocre come biglietto d’ingresso del nuovo spazio scenico. Dall’altra ci sono gli abitanti, che non ne vogliono sapere e che, nella loro ostinazione, finiscono per incendiare metaforicamente e poi letteralmente il cuore della vicenda.

Il genio di Camilleri è sempre stato questo: raccontare una comunità che si agita per un nonnulla, per poi scoprire che quel nonnulla è lo specchio di tutto. Una Sicilia che spreca energie come se non conoscesse il concetto di misura, e che proprio per questo affascina, diverte e ferisce insieme. La lingua inventata dal maestro, quel miscuglio di dialetto e invenzione, illumina i personaggi come un sole di mezzogiorno: nessuna ombra, nessun riparo, soltanto l’umanità esposta.

Dipasquale raccoglie questo universo e lo porta in scena senza ingabbiarlo. Il teatro, del resto, è quella strana frontiera dove un testo non finisce mai davvero. È un corpo vivo che cambia, ogni volta, in base a chi lo guarda e a chi lo interpreta. È un viaggio che ricomincia identico e diverso a ogni sipario che si alza. Camilleri lo

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Last modified: Dicembre 2, 2025
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