Siena (venerdì, 19 dicembre 2025) — Alla Biblioteca comunale degli Intronati entra una storia che profuma di carta, di ostinazione e di futuro. È l’archivio di Dario Neri, e con lui arrivano pagine decisive dell’editoria italiana del Novecento, quelle che raccontano la nascita di Electa, fondata nel 1945 e diventata, col tempo, un riferimento internazionale per l’arte, l’architettura, il design. L’acquisizione cade nell’anno dell’ottantesimo anniversario della casa editrice, come se le date, ogni tanto, scegliessero da sole dove posarsi.
di Valeria Russo
A portare questo patrimonio tra gli scaffali degli Intronati è stata Laura Neri, nipote di Dario e oggi alla guida della casa editrice senese Nuova Immagine. Un gesto che non è solo una donazione, ma un passaggio di testimone: affidare alla Biblioteca la custodia di carte, lettere, appunti significa restituire alla città una parte della propria memoria culturale, perché continui a essere interrogata, studiata, messa in circolo.
Il fondo racconta un uomo difficile da rinchiudere in una sola definizione. Dario Neri fu artista, pittore e incisore, ma anche amministratore pubblico, dirigente, imprenditore culturale. Visse una stagione complessa della storia italiana, attraversandola con ruoli diversi e con una curiosità che non si lasciava confinare. Guidò istituzioni, insegnò, si assunse responsabilità civili, fu protagonista della vita cittadina senese e, non ultimo, capitano vittorioso della Contrada dell’Onda. Molti anni dopo la sua morte, a lui e al padre Paolo venne riconosciuto il titolo di Giusto fra le Nazioni per aver salvato vite durante la Seconda guerra mondiale: un sigillo tardivo, ma eloquente, su una biografia segnata da scelte non comode.
Electa nasce nel 1945, a Firenze, in un’Italia che ha appena smesso di contare i morti e non ha ancora iniziato a fare progetti. Mancava tutto, soprattutto la carta. Eppure Neri riuscì a trovarla, quasi per ostinazione, nei dintorni della città, abbastanza da stampare il primo volume della casa editrice, dedicato a Francesco di Giorgio. Non è solo un episodio curioso: è l’immagine di un’idea che prende forma contro il contesto, che non aspetta condizioni ideali per esistere. Da lì in poi, Electa si costruisce come un laboratorio rigoroso, dove il sapere scientifico incontra la qualità grafica e uno sguardo aperto oltre i confini nazionali.
Neri seppe circondarsi di figure decisive. Accanto a lui lavorarono professionisti capaci di dare struttura e continuità al progetto editoriale, e studiosi che ne segnarono l’identità culturale. Tra tutti spicca Bernard Berenson, il cui contributo fu determinante. Negli anni del dopoguerra Electa pubblicò in italiano quasi tutta la sua produzione più recente, riportando al centro del dibattito nazionale una critica d’arte che dialogava con l’Europa e con il mondo. Fu una scelta editoriale netta, che contribuì a far riconoscere la casa editrice come un interlocutore autorevole, capace di parlare a un pubblico colto senza rinchiudersi nell’accademia.
L’archivio che oggi entra agli Intronati permette di seguire questo percorso dall’interno. Carte amministrative, corrispondenze, contratti, contabilità, rapporti con stampatori, autori, traduttori, fornitori. Materiali che raccontano non solo le idee, ma anche le difficoltà quotidiane, le strategie, le decisioni prese in equilibrio tra ambizione culturale e sostenibilità economica. È lì che si vede come nasce davvero una casa editrice, lontano dalle copertine patinate.
Per la Biblioteca si tratta di un arricchimento che va oltre il valore documentario. L’archivio di Dario Neri apre nuove possibilità di studio sull’editoria, sulla storia dell’arte, sul ruolo degli intellettuali nel secondo Novecento italiano. Ma soprattutto restituisce un pezzo di identità alla città, riportando a casa una storia che da Siena era partita per diventare internazionale.
Accogliere queste carte significa assumersi una responsabilità: conservarle, renderle accessibili, farle parlare ancora. È un lavoro silenzioso, come spesso accade nelle biblioteche, ma decisivo. Perché senza archivi non c’è memoria, e senza memoria le storie rischiano di diventare solo nomi. Qui, invece, tornano a essere voce.
Last modified: Dicembre 19, 2025

