Siena (martedì, 16 settembre 2025) — Robert Redford se n’è andato a 89 anni, lasciando dietro di sé una delle eredità più ricche della storia del cinema. Per molti resterà il volto senza tempo di Sundance Kid accanto a Paul Newman, l’eroe bello e ribelle che conquistò lo schermo alla fine degli anni Sessanta.
di Valeria Russo
Ma ridurlo a quell’immagine sarebbe ingiusto: Redford è stato molto di più, un artista capace di spaziare tra recitazione, regia e impegno culturale, trasformando il suo percorso in una lezione di libertà creativa.
Il debutto dietro la macchina da presa arrivò nel 1980 con Gente comune, un dramma familiare che affrontava con delicatezza lutti e conflitti, e che valse a Redford l’Oscar alla regia. Il successo del film dimostrò che il suo talento non si esauriva davanti alla cinepresa. Da lì nacque una seconda carriera fatta di scelte coraggiose: opere intime e politiche come Milagro (1988), che denunciava le speculazioni edilizie in New Mexico, o Quiz Show (1994), lucida riflessione sulla manipolazione televisiva negli Stati Uniti degli anni Cinquanta.
Accanto a questi lavori, non mancarono incursioni più romantiche e visionarie, come In mezzo scorre il fiume (1992), che regalò al pubblico la rivelazione di Brad Pitt, o La leggenda di Bagger Vance (2000), favola morale ambientata sui campi da golf. Negli ultimi anni Redford tornò a un cinema di denuncia, con titoli come Leoni per agnelli e La regola del silenzio, confermando la volontà di non smettere mai di interrogarsi sul rapporto tra individuo e società.
Ma il suo nome resta legato anche al Sundance Film Institute, fondato nel 1981 nello Utah. Quella che nacque come un’officina per giovani registi si trasformò presto in un festival che avrebbe rivoluzionato il cinema indipendente. Tra le montagne innevate si affermarono autori destinati a scrivere pagine fondamentali della settima arte: Paul Thomas Anderson, Darren Aronofsky, Damien Chazelle, solo per citarne alcuni.
Redford ha incarnato un’idea di cinema capace di conciliare popolarità e rigore, glamour e impegno civile. Attore, regista, produttore, mecenate: ogni ruolo è stato vissuto con la stessa integrità, sempre alla ricerca di storie capaci di parlare alla coscienza collettiva. Con la sua scomparsa non si chiude soltanto la parabola di un grande interprete, ma un capitolo intero della cultura americana che attraverso di lui ha trovato nuove strade per raccontarsi.
Last modified: Settembre 16, 2025


