Siena (domenica, 30 novembre 2025) — C’è qualcosa di ironico e insieme di necessario nell’idea di trovarsi in un’aula universitaria per chiedersi se la ricchezza – quella vera, quella che abita le punte più alte della piramide – sia un problema. Siena, che della storia ha spesso coltivato l’arte della misura, ospita un seminario dal titolo volutamente provocatorio: La ricchezza (almeno quella estrema) è un problema?
di Valeria Russo
Una domanda che sembra fatta apposta per far storcere la bocca a chi non ama gli eccessi e per far drizzare le orecchie a chi ha la sensazione che, negli ultimi anni, gli squilibri si siano ampliati con la stessa ostinazione con cui si allarga una crepa nel muro.
Giovedì 4 dicembre, alle dieci del mattino, l’Aula Cardini del Polo Mattioli accoglierà studiosi che arrivano da discipline diverse, chiamati dal Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell’Università di Siena. Un appuntamento che nasce dalla convinzione che, se vogliamo parlare seriamente di disuguaglianze, non basta più puntare il dito contro la povertà: bisogna guardare anche dall’altra parte della scala, dove la ricchezza si concentra, cresce, si difende, e talvolta diventa così densa da deformare tutto ciò che ha intorno.
L’idea che la ricchezza estrema incida sulla vita collettiva non è nuova, ma il dibattito pubblico l’ha riscoperta solo di recente, spinto da anni segnati da crisi economiche, emergenze sociali, pandemie e scarti di reddito sempre più ampi. C’è chi la affronta come un tabù, chi come un argomento da amministrare con cautela, e chi – come questi studiosi – la considera una questione strutturale che merita di essere osservata senza timori di offendere nessuno.
Dopo i saluti del direttore del dipartimento, Francesco Marangoni, e l’introduzione sociologica di Fabio Berti, la parola passerà a ricercatori abituati a trattare la ricchezza non come un sospetto o una colpa, ma come un dato che modella il mondo. Arriveranno da Pisa, da Trondheim, da Palermo: un piccolo atlante accademico che si ritrova nelle Crete, per analizzare come funziona davvero la concentrazione economica nelle democrazie occidentali.
Uno dei momenti centrali sarà la presentazione del volume curato da Giacomo Gabbuti, Non è giusta. L’Italia delle disuguaglianze, fresco di pubblicazione. Un libro che raccoglie studi di frontiera per comprendere come il Paese si distribuisce – o non si distribuisce – risorse, opportunità, sicurezza, mobilità sociale. È un mosaico che non si può più ignorare: i dati raccontano un’Italia che non solo è diseguale, ma che fatica a invertire la rotta.
L’incontro sarà aperto a tutti e trasmesso in streaming sul canale YouTube del dipartimento, perché la domanda provocatoria del titolo non appartiene ai soli accademici. Riguarda i cittadini, le istituzioni, le comunità che vivono ogni giorno le conseguenze di ciò che si accumula da un lato e si svuota dall’altro.
A pensarci bene, chiedersi se la ricchezza estrema sia un problema significa riconoscere che la ricchezza – come la povertà – ha un effetto di gravità: attrae, sposta, deforma. E per capirci qualcosa, ogni tanto conviene alzare gli occhi dal quotidiano e fermarsi a discuterne insieme. Siena, città che ha imparato nei secoli a pesare gli equilibri, sembra il luogo ideale per farlo.
Last modified: Novembre 30, 2025

